Tour dei Balkani. Diario di viaggio


2013-03-21 13.16.29Destinazione Balkani!

Il racconto di questo viaggio inizia da un compartimento di un treno, in direzione Trieste, una città di confine, in cui ho trascorso quasi un anno della mia vita, facendoci il militare, qualcosa come 15 anni fa.

I miei pensieri iniziano a raccogliersi ed a farsi più nitidi, aiutandomi a trascorrere le ore di viaggio. Dopo Venezia i luoghi giuliani si avvicinano e ritorno a familiarizzare con loro, Latisana, Monfalcone ed il suo porto, i primi scorci di alto mare adriatico che riflettono i raggi di un sole che inizia a scaldarsi ed a scaldare.

Poi le rocce carsiche, inconfondibili per chi le conosce, il castello di Miramare e la sua pineta e finalmente la città di arrivo ed anche di partenza di questo viaggio. Trieste. Ponte verso una terra e cultura che qualcosa come venti anni fa rappresentava paura, diversità, povertà, mancanza di libertà, per noi che credevamo di vivere in democrazia. Invece questa zona d’italia era l’esempio di come le barriere ed i confini non servano a nulla e non possono fermare l’integrazione.

Mitteleuropa, era una parola che imparai a conoscere a Trieste ed ho capito ancora meglio viaggiando e vivendo in Rep ceca. Europa centrale. Un mix di impero austro-ungarico con le popolazioni slave, e reminescenze di influenza mediterranea ed ottomana. Solo trascorrendoci del tempo, guardandosi attorno, parlando con la gente si può godere appieno della bellezza dei balkani e della mittleuropa.

Dopo essere sceso dal treno, passeggio un poco per la città, non ho molto tempo a disposizione, voglio raggiungere Ljubljana in slovenia e non intendo farlo in modo semplice, con il bus diretto. Voglio arrivare a Villa Opicina, ultimo avamposto prima del confine, da lì attraversare il confine e raggiungere il primo paese in slovenia, sesana, per prendere il treno fino alla capitale.

2013-03-21 13.29.37Sul bus che sostituisce il vecchio tram che si inerpicava fino a Villa Opicina, chiedo informazioni su come raggiungere il confine, tutti sono gentili nel rispondermi e nel dirmi che ci vorranno quasi un’ora. Scopro che la caserma in cui ero operativo è stata chiusa ed abbandonata, ospitava il primo reggimento di fanteria italiano, il S.Giusto. Salendo la vista sul mare azzurro diventa incredibilmente bella, sarei tentato di scendere per fotografarla. Quando il bus si svuota rimango a parlare solo con l’autista che dopo un po’ mi ferma in mezzo ad una stradina che si dirige verso fernetti, il confine. Saluto e scendo, zaino in spalla e via, respirando l’aria del carso. Passa qualche macchina isolata, poi vengo raccolto da un simpatico triestino, che però mi può dare uno strappo solo per un paio di km. Meglio che niente. Da lì a pochi metri c’è il confine, ormai abbandonato, chiedo come arrivare a sesana a due camionisti rumeni e continuo a camminare, fa caldo, c’è un bel sole e raggiungo la stazione ferroviaria del paesino che ormai sono già bello sudato. Aspetto il treno sul binario e mi divoro un panino preparatomi da casa.

Dopo poco più di un’ora in treno, tra boschi, laghetti e la neve dei monti sloveni, sono a Ljubljana, cerco la strada per l’ostello, mi faccio una doccia veloce e scappo in centro, avevo capito che si trattava di una bella città e non volevo perdermela. Non sbaglio, Ljubljana è davvero molto carina! Ha un aspetto austriaco, tutto in ordine, funzionante, ben tenuto.

2013-03-21 18.23.51Il centro si raccoglie lungo il fiume che da il nome alla città. Il castello dall’alto ha l’aria di sorvegliare e proteggere il nucleo abitativo. È giovedi pomeriggio e mi sorprendo dalla quantità di gente che si gode il tempo seduta ai caffè, ai bar ed ai tanti localini sparsi ovunque. Tanti giovani in giro, è una città universitaria e si vede. In serata mangio qualcosa di veloce e mi fermo a bere una birra, la union fatta qui, in un locale sul fiume. Faccio un giro nella zona alternativa, Metelkova, un quartiere quatter, occupato, pieno di graffiti e street-art, con molti locali dove si ascolta musica.

Il giorno dopo mi aspetta una stupenda giornata di sole e la scoperta del castello e di altre zone. Mi incammino a piedi sulla cima della collina, tra fiori che emanano profumi primaverili, non vedo l’ora di raggiungere le mura. Ho la bella sorpresa di scoprire che l’ingresso è libero, visito le vecchie prigioni e le torri, c’è anche un collegamento wifi libero, come in tutta la città. PROGRESSO che in italia è ancora molto lontano…

2013-03-22 10.59.47La vista sulla città è molto gradevole, in lontananza si vedono nitidi i monti con le cime innevate, l’aria è tersa, sono felice di godermi questi momenti. Scendo verso il centro e scopro il colorato mercato cittadino, mi aggiro tra i banchi di verdura e frutta, di altri prodotti biologici, carne, uova, miele…

Un lungo porticato che costeggia il fiume ospita numerosi piccoli bar ed esercizi commerciali, pieni di gente che si gode il sole ed il tempo libero, mangiando, bevendo, chiacchierando. Dei chioschi mobili vendono pesce fritto, salsicce ed altre pietanze tipiche, mi viene l’acquolina in bocca ma resisto ancora un poco, voglio girare ancora, mentre le strade si riempiono sempre di più.

Alla fine, tra il mio vagabondare, noto una ‘pekara’ un panificio ed ordino il mio primo burek di questo viaggio. Il burek è una torta salata di origine ottomana popolarissima in tutti i balkani. La mia preferita è con il formaggio, l’originale è quella con carne tritata, altre varianti sono con le patate o gli spinaci.

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Trascorro il pomeriggio in centro, passeggiando tra i bar all’aperto, pieni di gente, facendo fotografie e prendendo un po’ di sole.

2013-03-21 18.46.33L’atmosfera è rilassata e gioviale ovunque. Noto le scarpe che penzolano da fili che collegano palazzi vicini, lasciati forse dagli studenti erasmus (?)

In serata incontro Petra, una ragazza che mi ha contattato tramite couchsurfing, andiamo a bere qualcosa, mi racconta della sua vita, della situazione politica slovena, che ricorda quella italiana, parliamo di viaggi e di tanto altro, mentre beviamo qualche birra.

Il giorno dopo, sabato, si ha già la sensazione che il tempo stia cambiando, il cielo azzurro inizia a ricoprirsi di nuvole che sono sempre meno passeggere. Preparo il mio zaino, il mio viaggio prosegue, direzione croazia e zagabria, ma prima di andare in stazione mi godo ancora una volta il mercatino in centro, la musica tradizionale, un paio di pizze preparate sul posto da un simpatico signore che impasta ed inforna innumerevoli pizze di grano nero e saraceno, condite con formaggio locale, erba cipollina o speck.

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E’ tempo di andare via, prendo un andata e ritorno per la capitale croata, mi costa circa 25€ e qui devo aprire una parentesi…

Ho con me una carta bancomat che sapevo non funzionare in alcuni paesi, ad esempio in albania e macedonia non potevo prelevare, prima di partire decido di prelevare un centinaio di €, pensando di prelevare ulteriormente a zagabria, prima di proseguire per la bosnia.

Il mio piano prevede di visitare Banja luka, Sarajevo e Mostar e magari di ritornare attraverso dubrovnik verso zagabria e trieste. Chiusa parentesi.

In treno osservo il paesaggio sloveno, al confine salgono gli sbirri e controllano i documenti e passaporti, sono con un nutrito gruppo di americani, quando passiamo in croazia, dopo il controllo ed i timbri ai passaporti, si nota subito la differenza d’ambiente. Ora sono nei balkani!

A zagabria mi incammino verso l’ostello che ho contattato nei giorni precedenti, è un po’ distante dal centro, potrei usare i tram ma decido di camminare per iniziare il contatto con la città. Mi fermo in uno sportello atm, inserisco la carta ed il codice. La transazione non può essere eseguita.

Provo con un’altra banca vicina. Stesso risultato. Hmmm inizio a pensare che la carta potrebbe non funzionare in qualsiasi paese fuori dall’unione europea, anche se la croazia ci entrerà tra pochi mesi, a giugno di quest’anno.

Comunque, sono in un bel casino, non ho soldi sufficienti a completare il giro previsto, ho appena 100€…!

In ostello spiego la mia situazione, ho poco contante, la mia carta non funge e chiedo se posso pagare fornendo solo il numero di una carta di credito, che però non possiedo con me al momento.

Per fortuna il Lounge funk hostel è gestito da una ragazza simpaticissima ed incredibilmente in gamba, Anja. E’ stata una backpacker e viaggiatrice per molti anni finchè ha deciso di aprire l’ostello e di ospitare ed accogliere lei stessa viaggiatori e backpackers. Quello che è anche il mio sogno…!

2013-03-23 21.11.28Dopo aver fatto conoscenza con gli altri ospiti nella mia stanza, tra cui un sud americano che tifa Napoli (!!!), cerco la cucina e mi imbatto in un gruppo di ragazzoni che mi ferma e mi offre da bere.

Sono tifosi dell’hajduk split (spalato) venuto qui per assistere alla partita giocata la sera prima, tra croazia e serbia. Praticamente trascorro tutta la serata e notte con loro ed un gruppo di tedeschi. L’ostello è un tipico ‘party-hostel’, tanta gente in giro, un bar collegato, musica reggae, ska e funky che aiuta a creare una bella atmosfera. Verso l’una di notte decido di uscire ed andare in centro, a piedi ci vogliono circa 20 minuti.

2013-03-23 23.57.42Ma ne vale la pena, è sabato sera, c’è molta gente in giro, i locali ed i bar sono pieni. Rimango in giro, voglio vedere le strade e ne ho abbastanza di bere. Mangio qualcosa di veloce, il solito burek al formaggio e torno in stanza, saranno le 3 di notte, cade qualche fiocco di neve e sono il primo a mettermi in branda…

Il mattino dopo è tutto bianco ed innevato! Faccio colazione e decido di uscire per vedere la città sotto la luce…del sole…(che non c’è). Viste le condizioni atmosferiche non vado molto lontano e ritorno in ostello, dove c’è tanta gente e si parla e ci si diverte con tutti. In serata incontrerò dei ragazzi di zagabria con cui ero in contatto qualche anno prima.

2013-03-24 19.20.24Appena ci incontriamo mi portano a vedere lo stadio cittadino, che è chiuso e buio, ma in qualche modo sono dentro. Poi andiamo in centro, in un locale molto popolare, proprietà di un ex calciatore. Lì beviamo qualcosa e ci raccontiamo tanti episodi e momenti di vita. Va avanti così per molto, finchè non mi accompagnano in ostello e mi omaggiano di una bottiglia di rakjia fatta in casa. La rakjia è una forte grappa diffusa in tutti i balkani, ognuno crede di essere il possessore della ricetta originale ma in effetti credo che sia qualcosa che è diffuso anche in centro europa, in rep ceca e forse anche in italia. A me non piace per niente, ma con gli anni ho imparato a sorseggiarla un po’. Ne ho anche abusato qualche volta, ma devo dire che quando è fatta in casa, ha degli effetti collaterali molto minori rispetto a prodotti alcolici industriali.

Il giorno dopo sono ancora in partenza, destinazione bosnia, vado alla stazione dei bus, compro un andata e ritorno per Banja luka, spendendo qualcosa come 20€ (ormai mi rimane pochissimo per i restanti giorni). Il bus parte ad ora di pranzo, nel bel mezzo di una tempesta di neve e raggiunge la capitale della Republika Srbska di bosnia in circa 3 ore, compreso i tempi morti al confine, per il controllo dei documenti.

2013-03-25 17.44.12A Banja luka mi aspetta Natasa, una ragazza di couchsurfing che mi fornisce tante informazioni utili ed è felice di mostrarmi la sua città. Alloggio all’ostello ‘city smile’, che non è stato facile da raggiungere.

Praticamente dalla fermata dei bus potrei arrivare in centro con i bus pubblici, peccato che non ci sia niente per cambiare i soldi ed il biglietto si paga alla salita, direttamente dall’autista. Quindi non ho moneta locale i KM (konvertable mark) ed il centro è distante un paio di km.

Cammino per una decina di minuti ma poi decido di provarci, salgo su un autobus che in cirillico riporta la scritta ‘centar’, spiego all’autista che non ho i KM, solo qualche spicciolo di €, lui mi fa salire ed una volta in centro mi indica l’ufficio della posta dove posso cambiare valuta. Da li sono vicino all’ostello e lo raggiungo a piedi. Intanto che prendo posto in camera, sarò da solo ad occuparla, Natasa mi spiega che mi aspetta fuori l’ostello, in una kafana (un caffè). Ci incontriamo, mi fa fare un giro veloce in auto, il centro non è grosso, la città non ha moltissimo da offrire, qualche bella chiesa ortodossa, il rudere del vecchio castello e le sue mura. In estate per chi ama rafting e vita all’aperto è comunque un discreto posto da visitare, se non altro per la curiosità di questo paese. Praticamente la Bosnia è stata divisa in due entità, dopo la guerra del 1992-95, con i suoi abitanti cristiani-croati, ortodossi-serbi e musulmani-bosniaci che sono tornati a convivere, seppure con diversi problemi. La Bosnia-herzegovina è a prevalenza musulmana e la republika srbska, ha maggioranza ortodossa. Banja luka è la capitale della regione ortodossa, qui infatti il cirillico è la lingua principale e le chiese ortodosse sono ben visibili. Natasa mi spiega un po’ della storia del luogo, della sua vita e delle sue passioni. Abbiamo in comune l’amore per i viaggi, come per ogni couchsurfer.

Ci salutiamo ed io continuo in un giro del centro, mangio l’ennesimo burek di questo viaggio e poi mi dirigo in ostello dove trovo il fidanzato della proprietaria ed iniziamo a parlare della situazione in città, nel paese, in Europa. E’ così facile iniziare una conversazione con la gente del luogo, mai banali, sempre attenti osservatori e conoscitori di aspetti politici e socio-economici non solo a livello locale.

2013-03-26 09.45.12Con noi c’è un bellissimo cane, Arcibald, un poco viziato, che il giorno dopo decido di portare a spasso per la città. E’ un bel labrador, forte come un toro che fatico non poco a tenere a freno mentre cammino tra le strade innevate e scivolose. Vado in centro, vorrei vedere lo stadio della squadra locale di calcio, il Borac, ma davanti al parlamento la polizia mi ferma e mi fa capire che non posso camminare con il cane senza museruola.

Quindi dietro-front, torno in ostello, lascio Arcibald alla ragazza in reception e mi rimetto sui miei passi. Ho un bus per Sarajevo alle 15 e devo tenermi impegnato in mattinata.

Passo vicino al mercato cittadino, alle mura del castello, al cimitero musulmano ed alla moschea in ricostruzione, arrivo allo stadio e ritorno verso il centro. In un paio d’ore la città si visita tutta.

L’orario di partenza si avvicina, ma anche quello di pranzo. Rimesso lo zaino in spalla cerco un posto caratteristico e lo trovo dirigendomi verso la stazione dei bus.

2013-03-26 13.06.03Provo un cevapi locale, carne macinata alla griglia in un delizioso pane tipo arabo. Il tutto accompagnato da birra serba, la Jelen pivo ed il fumo che si addensa nel piccolo ristorantino.

Un altro segnale che sono nei balkani!

Alla stazione dei bus, prendo un biglietto andata/ritorno per Sarajevo, un modo per risparmiare sui miei pochi averi, vorrei ancora provare a visitare Mostar. Mi avevano consigliato il bus rispetto al treno, per comodità e velocità. Sulla comodità posso dire che il bus non era male, ma sulla velocità…

Dopo aver attraversato una catena montuosa uscendo da Banja Luka, inizia un giro infinito di fermate, in paesini piccoli ed anche in strada durante il tragitto. Dal finestrino noto dei cartelli che indicano Belgrado ed il confine serbo invece che Sarajevo, dopo 3 ore di viaggio controllo sulla mappa e mi rendo conto che ha fatto un giro risalendo per tutto il nord della Srpska Republika!

Inizio a vedere le prime bandiere della confederazione bosniaca solo dopo 3 ore. Mi rendo conto che impiegherà 5 ore, come il treno, con in più il disagio di stare sempre seduto, senza pause e senza bagni.

2013-03-29 09.27.27Ma anche questo fa parte del viaggio. Così come lo spettrale paesaggio che mi appare quando ci avviciniamo a Zenica! Qualcosa di incredibile. Credo il più brutto scenario mai visto in vita mia. Vado in vacanza in provincia di Taranto e sono abituato al mostro siderurgico rappresentato dall’ilva, ma l’impianto di Zenica lo batte. Dai monti e dalle campagne bosniache arriviamo in una vallata grigia, anzi nera, come il fumo che esce dalle ciminiere sbuffanti. Tutto attorno pare essere morto, gli scheletri di treni merci abbandonati sui binari, un fiume, le case, le strade.

Mi prende un poco di depressione, unita all’ansia per l’arrivo. Non ho prenotato alcun ostello e chiaramente non conosco la città. All’arrivo mi guardo attorno e cerco le indicazioni per il centro che avevo raccolto in precedenza. Ci sono due stazioni di bus, una poco distante mentre una seconda è ad una dozzina di km dal centro. Ho paura di essere arrivato in questa, ma per fortuna scopro i binari del tram nr.1 che era indicato nelle informazioni che avevo. La tabella dice che dovrei aspettare quasi 20 minuti per il prossimo arrivo, quindi dedico di seguire i binari, chiedo alla prima persona che mi passa di fianco, una signora che va di fretta (forse doveva prendere un bus) ma non si rifiuta di spiegarmi dove andare.

Un altro segnale che sono nei balkani!

Dopo aver oltrepassato l’ambasciata yankee, incrocio altri binari di tram, salgo sul primo tram in arrivo, non prima di aver chiesto se porta in centro. A quel punto ed in quest’ordine: un signore mi conferma che è il tram giusto e accompagna dall’autista, spiegandomi che devo comprare il biglietto da lui, poi gli parla e mi comunica che è la sesta fermata e che posso scendere insieme ad un signore li vicino, il signore mi fa dei gesti come a dire ‘scendi con me, tranquillo’, una signora li vicino mi sorride e poco dopo mi avverte che alla prossima fermata devo scendere, all’avvicinarsi della fermata, sia la signora che il signore con cui devo scendere mi fanno dei cenni come a dire ‘quasi arrivati’, il signore che mi aveva fatto comprare il biglietto e chiesto info per me, mi guarda e mi saluta con la mano. Ricambio e sorrido cortesemente a tutti.

Un altro segnale che sono nei balkani!

Ora devo cercare un posto dove dormire, devo dire che sembra facile, è martedi, siamo in bassa stagione e vedo numerose insegne ‘hostel’. Inizio con il più vicino. Suono il campanello mi aprono la porta, chiedo se hanno posto ma mi dicono che sono pieni. Nessun problema, nello stesso palazzo, al piano superiore c’è un altro ostello. Suono, mi aprono, chiedo e…sono pieni anche li!

Ok, no problem, ne cerco un altro. Stessa procedura, qui hanno posto, bene, spiego che non ho soldi contanti ma posso pagare fornendo un numero di carta, la ragazza alla reception però mi dice che non accettano questo tipo di pagamento.

Va bene, fa niente, sono solo le 21 passate, sono stanco, devo andare in bagno, ho fame.

Provo ad un paio di altri ostelli ma non rispondono al citofono, intanto noto l’insegna ‘hostel residence’, ma non mi ispira molto, quindi giro per una ventina di minuti buoni, tra ostelli pieni, che accettano solo contanti o che hanno la reception chiusa. Devo ritornare sui miei passi. Suono al citofono del ‘residence’.

Non risponde ma è scritto che c’è posso usare anche l’altro tasto del citofono. Aspetto un poco, poi il portone viene aperto, entro, salgo le prime scale, si affaccia una signora, mi guarda e mi chiede ‘where are you from?’ dico ‘italy’, lei mi dice in italiano ‘dei del Sud italia, vero?’ ed io rispondo ‘Napoli!’.

Mi sorride, mi invita a salire sopra, parlandomi in italiano, ha posto per me, le spiego come posso pagare e mi dice che non ha mai sentito questa modalità, ma che non è un problema, chiederà al marito il giorno dopo, per stanotte posso dormire li. E’ di una cortesia incredibile, la signora è una professoressa d’università, amante della musica classica, ragione per cui ha imparato l’italiano, viaggiando in italia numerose volte. Mi fa vedere la camera, ci sono due ragazze, mi fa vedere la casa, un bell’appartamento su due piani trasformato in ostello, mi spiega come funziona, poi per la voglia di parlare mi fa domande sui miei viaggi, da dove vengo, mi da consigli su cosa visitare e vedere.

Quando ritorno in camera una delle due ragazze, italiana, mi chiede se ho già mangiato e decido di andare con lei a mettere qualcosa sotto i denti. Cristina è abruzzese, è appena arrivata anche lei, viaggia da un paio di settimane, in interail, da sola, zaino in spalla, vive a londra dove lavora come ostetrica.

2013-03-26 22.31.27Cerchiamo un locale dove mangiare cevapi, ordiniamo e mentre aspettiamo osservo un nuovo cliente, entra, ordina e capisco che è italiano. Praticamente ci ritroviamo ad una tavolata di italiani, in un tardo martedi sera, a Sarajevo. Il ragazzo lavora per una ONG, fanno bonifiche del territorio, ancora pieno di mine anti-uomo, ricordo del conflitto tragico che ha interessato la ex-jugoslavia appena una ventina di anni fa.

Ci raccontiamo brevemente le nostre vite, mentre ci gustiamo i cevapi locali. Infine usciamo a respirare l’aria di Sarajevo ed a salutarci. Con cristina continuo a parlare anche in ostello, bevendo un tè nella sala comune.

Il giorno dopo l’altra ragazza in camera ha un colloquio, online, per una posizione in fifa, la federazione internazionale di calcio. Clara è svizzera, parla francese, tedesco, inglese e spagnolo. Sta viaggiando da qualche settimana dopo aver abbandonato il suo lavoro. E’ contenta di poter avere un’offerta di lavoro ma vorrebbe anche godersi la libertà del viaggio che sta affrontando, da sola.

2013-03-27 12.08.47Cristina ed io usciamo alla scoperta della città, le moschee, le stradine del mercatino in stile arabo, il fiume … mentre camminiamo senza meta, un signore ci osserva e sorride. ‘Italiani!?’ siamo stati beccati una volta ancora! Ecco che comincia il consueto e tradizionale invito alla conversazione, alla conoscenza reciproca.

Ci vengono forniti suggerimenti su cosa visitare, cosa vedere ed altro, tanto altro. L’uomo ha una piccola sala da tè che aveva attirato la mia attenzione, per cui prometto di andarlo a visitare dopo il giro della città.

Saliamo fino alla ‘fortezza gialla’, attraverso un cimitero pieno di tombe che riportano la data di morte compresa tra il 1992 ed il 1995. Un simbolo della storia recente di Sarajevo.

Dalla fortezza si gode della vista completa della città, che è praticamente circondata da monti con casette, sembra un paesaggio da presepe natalizio.

2013-03-27 13.15.46Si è fatta l’ora di pranzo, coinvolgo Cristina nella mia passione per il burek, poi cerchiamo un cafè, per provare l’altra specialità del posto, il caffè bosniaco, accompagnato dai deliziosi dolci baklava, di origine ottomana.

Intanto continuiamo la nostra conoscenza e devo dire che sono molto contento di essere in sua compagnia. Viaggio da solo perchè mi piace la libertà di trascorrere la giornata come voglio, decidendo i ritmi, le pause, le soste, cosa fare e vedere. Ma questa volta non è così.

Alle 16 abbiamo il giro della città con una guida locale, un free walking tour, che permette di capire meglio il luogo che si visita. Ritorniamo in ostello per vedere se Clara si aggregherà. La troviamo, chiediamo del colloquio (ne ha avuti due, in effetti) ed andiamo all’appuntamento per il tour gratuito.

Prima però proviamo un’altra specialità balkanica, la rakjia. Alle 16 davanti all’ufficio INSIDER siamo in pochi a partecipare al tour, una coppia inglese e tre ragazzi tedeschi, la guida inizia bene ma poi si infastidisce per dei commenti dei ragazzi tedeschi, Clara abbandona il giro, causa freddo ed alla fine non ci viene nemmeno chiesta la solita mancia. Andiamo a bere il tè nella sala del simpatico signore, che ci accoglie felice e si prodiga in racconti della sua vita in italia, del suo passato, della città e la sua storia.

2013-03-27 17.29.45Quando iniziano a parlare è difficile farli smettere, forse il virus occidentale è ancora forte dentro di me, non lasciandomi abbandonare al gusto del trascorrere il tempo liberamente, senza orari, senza fretta. Ritorniamo in ostello ed organizziamo di uscire a cena, contento di essere in compagnia con due ragazze simpatiche ed interessanti, infatti mentre mangiamo e gustiamo ogni tipo di burek (agli spinaci, alle patate, alla carne ed al formaggio) in un tipico ristorantino, parliamo di ogni cosa, dei nostri viaggi, del passato e del futuro. Ancora una volta ho la consapevolezza che in viaggio si possano incontrare persone gradevoli.

Ripensandoci fino a quel momento avevo avuto la fortuna di trovare bel tempo solo nei primi giorni, a Ljubljana e mentre mi collego al famoso social network leggendo i numerosi commenti sulle condizioni meteorologiche, mi rendo conto solo in quel momento che sto viaggiando da una settimana tra neve, pioggia, freddo e non ho mai fatto un commento su questa strana primavera.

Forse perché quando si vive intensamente un’esperienza alcuni particolari risultano di poco conto.

Fatto sta che il giorno dopo il sole torna a splendere e con le solite amiche di viaggio improvvisate, decidiamo per fare una passeggiata sulle colline che circondano Sarajevo. Non prima però di aver fatto conoscenza con il figlio della signora dell’ostello, che come da bravo balcanico, inizia a parlarmi mentre sono a fare colazione, raccontandomi di tutto, partendo dall’italia, toccando la storia passata, remota ed azzardando scenari futuri e futuristici. Ancora una volta, il tutto è gradevolissimo, interessante, unico, se non fosse che avendo organizzato il giro, sono un po’ di fretta.

2013-03-28 11.28.20A piedi raggiungiamo una delle vette e godiamo della vista dall’alto. Speravo di andare in qualche posto più immerso nella natura, ma così non è. Continuiamo intanto a raccontarci le nostre vicende personali. Clara proseguirà il suo viaggio senza mete fisse e date, dirigendosi verso il montenegro e chissà dove altro. Cristina, invece, dopo aver visitato bruxelles, Amsterdam, praga, krakovia, Budapest, Ljubljana e zagabria, dovrà terminare la sua avventura a Belgrado, da dove ritornerà a londra.

Anche io decido di terminare il mio tour balkanico e di ritornare verso l’italia e Trieste, rimandando ad altra occasione la visita di Mostar e dubrovnik. I soldi sono quasi finiti e poi a Ljubljana mi aspetta un’amica che dall’italia viene a trovarmi. Domani è giorno di partenza per tutti e tre. Con Cristina decidiamo di trascorrere le ultime ore di questa nostra conoscenza bosniaca bevendo birra.

2013-03-29 06.44.10La mattina seguente ho il bus di ritorno verso Banja Luka alle 745, mi metto in cammino in una Sarajevo che si sta svegliando molto lentamente, in una piazzetta i cani randagi stanno ancora riposando, in pochi aspettano il tram che porta alla stazione, ma anche le signore a cui chiedo informazioni si prodigano di attenzioni per me. Qualsiasi tram passi mi dicono se è quello giusto o meno.

Sul bus siamo in pochi, mi metto in fondo, dove c’è un turista che con la sua macchina fotografica riprende da più angolazioni la sua colazione, un caffè da asporto ed un dolce, poggiati sul tavolino del mezzo, d’altronde ‘De gusti…BUS non disputandum est’, due poliziotti che si addormentano reclinando i sedili ed io faccio altrettanto. Il viaggio è lungo e scomodo, c’è un aria calda sparata a mille che mi fa sudare mentre fuori ci sono ancora cumuli di neve sparsi in strada. Uno dei poliziotti mi chiede di dove sono ed inizia a parlare italiano, ha vissuto a brescia, supero la fatica nel relazionarmi con chi indossa una divisa e parlottiamo un po’. Giunti a Banja Luka vado in centro a salutare Natasa, che lavora in un’agenzia di viaggi. Lascio il mio zaino e cammino per il centro, mangio qualcosa e poi ritorno da lei per salutarla. E’ stata molto gentile e simpatica, le auguro il meglio per la sua nuova avventura in america.

Ritorno in stazione ad aspettare il mio bus per zagabria, in tasca mi rimangono solo pochi spiccioli che decido di conservare per ricordo, ma …non ho fatto i conti con l’oste!

Per accedere al binario del bus serve un biglietto che rilasciano alla cassa, per cui devo sborsare circa 2 KM, va bene, niente di male. Mentre salgo sul bus vengo fermato dagli autisti. Devo pagare per lo zaino (mai successo prima di allora!) sono 4 KM, circa 2€. Non li ho! Ho praticamente finito tutti i soldi.

Lo spiego ma questi sono intransigenti, provo una sceneggiata, sbatto lo zaino a terra e faccio per salire sul bus, dicendo, che lo lascio li e loro rispondono ‘ok, no problem’ … FUCK!

2013-03-25 14.49.59Faccio vedere la moneta che mi rimane, non sono nemmeno 2KM, poi rovisto nello zaino e trovo una moneta da 2€ che sbatto a terra, raccolgo lo zaino e salgo sul bus. Sono nervoso e mi aspettano altre ore in viaggio, arriverò a zagabria in serata, non prima di aver superato la frontiera di Gradiska, dove i controlli dei documenti sono incasinati, dalla parte bosniaca ci fanno scendere dal bus ed in fila andare uno per uno al desk, dalla parte croata il bus aspetta che salga lo sbirro di turno, che attende quasi una quindicina di minuti prima di fare il suo dovere, poi sale, raccoglie tutti i passaporti, scende, va nell’ufficio e li controlla. Tutto questo in una strada stretta ed a ridosso si un ponte a due corsie che si trasforma in un kaos totale quando la lunga fila di auto e TIR che vengono dalla croazia decidono di occupare anche la corsia in senso opposto. Siamo bloccati. La polizia ci mette un’altra buona ventina di minuti per capire la situazione, organizzarsi ad ordinare il traffico etc etc Insomma un’ora spesa ad un confine.

Ecco perché non dovrebbero esserci barriere, dogane, nazioni, bandiere e documenti.

Siamo tutti figli di questo pianeta. Comunque a fatica ripartiamo, per fortuna in croazia ci sono le autostrade e verso le 21 arriviamo a zagabria. Devo arrivare in ostello, che è abbastanza lontano, decido di usare il tram ma sono senza soldi, mi sento un po’ a disagio ma a piedi sarebbe stato un lungo tragitto, anche mezz’ora. Per fortuna al Funk Lounge hostel l’aria rilassata ed amichevole mi rigenera. Si ricordano di me, avevo anche lasciato qui la bottiglia di rakjia ricevuta in regalo dagli amici dei BBB di zagabria, con la promessa di ritornare a prenderla. Mi dicono che hanno solo un posto libero, in camera con due ragazze che avevano chiesto di non avere ragazzi con loro, quindi devono andare a parlare, per fortuna le convincono e posso stare in quella camera. Sono veramente strane! Almeno la ragazza giapponese che mi scruta preoccupata dal letto in cui è già distesa. Decido di prendere il letto sotto, di fianco al suo, mentre l’altra ragazza è sul letto a castello di sopra. Vado a fare una doccia e quando rientro scopro che la ragazza asiatica si è spostata di sopra!!!!  Ahahahah!!! Ma faccio tanta paura??? Non rimango in camera, esco a fare due passi per rilassarmi un po’, ho fame ma non ho soldi, meglio pensare ad altro.

2013-03-30 16.44.43 La mattina scambio due parole con le ragazze, l’altra è brasiliana, lavorano in germania e sono in viaggio per il weekend di pasqua. Già! È pasqua! Mi preparo, saluto i ragazzi dell’ostello e m’incammino per il centro, ho un treno verso ora di pranzo, destinazione Ljubljana. Cammino, faccio qualche foto alla piazza del mercato, con qualche spicciolo che mi era rimasto dalla visita precedente compro dei panini vuoti per colmare lo stomaco e poi vado in stazione. Ancora controlli dei documenti alla frontiera e poi arrivo tra la pioggia nella capitale slovena che avevo tanto ammirato una decina di giorni prima. Ad aspettarmi c’è Pamela una amica di lunga data che decide di provare l’esperienza dei miei viaggi.

Non è mai stata in un ostello ed ha viaggiato poco in europa. Ho prenotato due letti al Sax Hostel, che avevo conosciuto grazie a Petra, la ragazza di Couchsurfing di Ljubljana. Siamo in una camerata da 9 letti, ma è ampia ed i letti sono singoli. Lasciate le borse andiamo in centro, facciamo due passi lungo il fiume, la pioggia rende tutto meno gradevole. Entriamo in un bar, in uno di quelli che avevo ammirato pieno di gente che sedeva all’aperto. Ora anche dentro siamo in pochi.

In effetti c’è un motivo, gli studenti sono tornati a casa ed il clima impietoso ha, forse, scoraggiato molti turisti. In effetti si sentono molti italiani in giro.

Quando torniamo in ostello faccio conoscenza con un irlandese, iniziamo a chiacchierare e si unisce anche un simpatico tedesco, poi una ragazza indiana, il vortice di racconti sui viaggi gira veloce, decido di tirar fuori la bottiglia di rakjia che ci passiamo di mano in mano e la serata si trascorre così, dandosi appuntamento per la visita alla città il giorno dopo.

2013-03-31 17.17.17Mi sento un po’ ‘cicerone’, suggerisco una pekara dove fare colazione a base di burek, poi visitiamo il castello ed il resto della città, compresa la zona alternativa e dei murales. Le scarpe ed i vestiti sono zuppi d’acqua, siamo infreddoliti e stanchi e optiamo per qualcosa di caldo da bere. Le nostre storie di vita e di viaggi continuano, il ragazzo irlandese vive in spagna dove insegna inglese; il tedesco, Maxi, ha poco più di 18 anni ma ha deciso di girare l’europa ed il mondo, con uno zaino in spalla, senza molti soldi, facendo autostop, dormendo in tenda o in soluzioni economiche, usando il couchsurfing. A lui va tutta la mia stima! Continuiamo a parlare anche mangiando qualcosa e bevendo una birra artigianale del posto, la ‘human fish’.

Il giorno dopo Pamela ed io ritorniamo in italia, in auto, diamo un passaggio a Maxi, che è diretto verso la costa croata e poi fino ad Istanbul. Lo lasciamo ad un bivio dell’autostrada slovena, salutandoci come buoni amici, mentre noi proseguiamo in direzione Trieste. Suggerisco di provare una delle trattorie del carso, che tanti anni fa offrivano cibo ottimo a prezzi incredibilmente stracciati. Ora non è più così, per un piatto di pasta si sfiorano i 10€ … è il segnale che sono tornato in italia e questa avventura dei balkani è finita! Mentre guidiamo in direzione verona, mi squilla il telefono, numero straniero, rispondo.

E’ Maxi, ha dimenticato la macchina fotografica in auto, mi chiede se posso spedirgliela, mi viene in mente un’idea migliore. Vediamoci ad Istanbul!

Tra una decina di giorni!

7 responses

  1. Come sempre un racconto emozionante e pieno di voglia di vivere…a te tutta la mia stima e rispetto amico mio. Un abbraccio. Alberto

  2. allora born in brno non lo agiorni piuuu???

    1. purtroppo non vivo più a Brno. Not born in Brno lo aggiornerò solo di tanto in tanto, quando verrò a Brno, ad esempio

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