Racconto di viaggio: Plovdiv, Sofia, Belgrado…parte seconda


Quarta tappa: Istanbul-Plovdiv

2013-04-25 18.51.14Il mattino dopo, di buon’ora, preparo lo zaino e lascio l’ostello/appartamento in cui ho trascorso 2 notti. Purtroppo ho socializzato poco, non esisteva una sala comune e gli ospiti erano poco interessanti (per me) o autonomi ed organizzati a vedere la città. Capita. Mi metto in cammino verso la stazione dei bus, il viaggio scorre veloce, saluto mentalmente Istanbul, bella sicuramente ma troppo europeizzata e turistica per i miei gusti. Ho provato un kebab che mi ha lasciato deluso, anche il mio amato burek, originario della Turchia non è stato il massimo. Avrei voluto provare il sandwich al pesce, ma dando un’occhiata al golfo del bosforo ho preferito rinunciare ad una dose di mercurio puro …

Plovdiv mi accoglie con un caldo torrido, sembra di essere in un pomeriggio estivo, invece siamo a fine aprile. Trovo l’ostello e mi sistemo, poi scappo a mangiare qualcosa, andando diretto verso i prodotti di pasticceria salata bulgari, che nella mia precedente visita con un amico avevamo battezzato ‘le bombe’.

2013-04-26 15.03.08 La città è nel mio cuore, ho degli amici e poi ha una storia incredibile. Una delle città più antiche in Europa, molto più vecchia di Atene e Roma, fu fondata da Filippo, padre di Alessandro Magno (era chiamata Philippopolis). È un mix architettonico di antichità greche e romane, vecchie case in stile bulgaro (con finestre enormi e facciate in legno molto belle), palazzi in stile austriaco ed i più recenti di era sovietica e comunista.

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In serata incontro due amici, conosciuti anni fa grazie alla comune passione per il Napoli.

2013-04-26 00.27.12Mi portano a mangiare in un ottimo ristorante, lontano dal centro. Le portate sono semplici ma squisite, abbondanti, tant’è che devo rinunciare a finire un’ottima fetta di formaggio alla griglia che oggi ancora rimpiango. Finiamo con un dolce che in qualche modo riesco a farci stare nello stomaco. Mentre torniamo al mio ostello noto la bella vista del teatro greco, illuminato. Il giorno seguente partecipo al free walking tour, la guida è una simpatica a brava studentessa di Plovdiv, che ci racconta tante storie interessanti. Il centro storico è veramente stupendo, lo risaliamo fino a raggiungere la vetta di una delle 7 colline cittadine, da dove osserviamo la moderna città. Nel pomeriggio mi incontro con gli amici che mi portano allo stadio del Lokomotiv Plovdiv, la loro squadra del cuore, parliamo di calcio e non solo, poi andiamo a cena, in un posto dove si mangia pesce, ma preferisco assaggiare le verdure bulgare, accompagnate da ottimo pane.

In nottata prendiamo delle birre e saliamo sulla stessa collina in cui ero stato con il tour. Amici, birra ed una bella città vista dall’alto. Non posso chiedere di più.

Quinta tappa: Plovdiv-Sofia

Il mattino seguente mi sposto verso la capitale bulgara, nel bus faccio conoscenza con una bella ragazza di Plovdiv che studia a Sofia, le quasi due ore di viaggio passato piacevolmente. Una volta arrivati mi devo informare su come arrivare a Belgrado, mia prossima destinazione e poi raggiungere l’ostello.

Continua a fare un caldo eccezionale e sono sudato avendo percorso quasi mezz’ora a piedi con lo zaino in spalla. I veri backpackers possono capire cosa significhi viaggiare in questo modo, camminare, stare ore su bus e treni, con l’essenziale ricambio di vestiti nello zaino, spesso significa non risultare proprio freschi come rose al naso degli altri. Ed è anche questo uno dei motivi per cui viaggio per scoprire posti e culture nuove, non per cercare compagnia femminile. Ma molti italioti non capiscono.

Nell’ostello incontro un ragazzo tedesco che era con me sul bus da Istanbul a Plovdiv e che avevo incontrato al walking tour. Piccolo il mondo dei viaggiatori! Lo informo che vado a guardare il derby di calcio Levsky – CSKA Sofia, decide di aggregarsi. Facile trovare compagnia anche viaggiando da soli.

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Arriviamo allo stadio in tram, le strade sono piene di tifosi, facciamo una discreta fila per trovare un biglietto al prezzo di 4-5 € in tribuna. La partita è molto sentita, entrambe le squadre lottano per il vertice e per qualificarsi ai preliminari di champion’s league.

Lo stadio è diviso a metà, anche se i tifosi del Levsky (che gioca in ‘casa’) sono la maggioranza. Coreografie, cori, calore e colore non mancano. Mi diverto ad osservare entrambe le tifoserie più che le fasi di gioco sul campo. Verso la fine della partita consiglio di andare via un po’ prima per evitare la folla, il risultato è di 1-1 con il CSKA che ha raggiunto il pareggio meritatamente. Mentre siamo appena fuori dallo stadio ascoltiamo il boato del pubblico, il Levsky ha appena segnato, a tempo ormai scaduto. Ci siamo persi una bella festa!

Un’altra cosa che molti turisti non capiranno è come si possa decidere di rimanere la notte del sabato in ostello. Ebbene io lo faccio. Perché sono stanco, perché il Napoli gioca proprio quella sera e voglio seguirne il risultato e perché non mi interessa molto mescolarmi a masse di turisti che si godono il sabato notte in un’altra città. Il giorno dopo voglio alzarmi presto e visitare Sofia, con il free walking tour. A guardare il Napoli vincere a Pescara ci sono anche dei ragazzi macedoni ed una giovane ragazza vestita in modo hippy.

Durante la colazione è proprio lei che inizia a parlarmi, chiedendomi il significato dei tatuaggi che ho.

Mi racconta che è figlia di napoletani emigrati in america, per questo ieri ha preferito stare anche lei in ostello a guardare la partita invece di uscire a bere e ballare. Ha appena 18 anni e da sola, zaino in spalla viaggia per tutta l’Europa, si chiama Maria.

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2013-04-28 18.02.22Dopo il tour, dove incontro i ragazzi macedoni dell’ostello, ritorno a cambiarmi, visto che nel pomeriggio andrò all’ennesima partita di calcio, il Lokomotiv Plovdiv, la squadra dei miei amici gioca contro un club cittadino, Slavia Sofia, uno dei club più vecchi, ma ormai decaduto in termini di vittorie.

Un amico mi viene a prendere in auto ed arriviamo allo stadio, siamo in circa un centinaio nel settore ospiti, più dei tifosi della squadra di casa. Purtroppo l’attaccamento e la passione non viene ricambiata dal risultato, il Plovdiv esce sconfitto. Saluto gli amici che rientreranno a casa e rientro in ostello. Qui faccio conoscenza con un personaggio interessante. Un anziano di colore, con lunghi dreadlock, i capelli in ‘stile jamaicano’.

Iniziamo a parlare ed ascolto l’interessante storia di Ibrahim.

2013-04-29 19.17.46È un matematico egiziano sulla sessantina, ha vissuto gran parte della sua vita in america, decidendo da diversi anni di abbandonare il lavoro e la società conformista. Viaggia con uno zaino in cui ha poche cose, si sostiene chiedendo spiccioli, qualcosa da mangiare ai ristoranti e dormendo in tenda o ostelli.

Ogni tanto fa dei lavoretti manuali, giusto per avere pagarsi spostamenti e viaggi più costosi. La mattina seguente mi accompagna alla stazione dei treni per acquistare il biglietto per raggiungere Belgrado con il treno notturno, continuo ad ascoltare le sue storie, ne sono affascinato.

Il giorno trascorre lentamente, tra una visita alla città ed un po’ di riposo in ostello, in serata mi dirigo verso la stazione, spendo gli ultimi soldi bulgari in qualcosa da mangiare e vado al binario immaginandomi una noiosa serata. Invece le sorprese sono sempre dietro l’angolo!

Sesta tappa: Sofia – Belgrado

Quando faccio vedere il biglietto al capo treno, una donna che stava li vicino me lo prende e mi dice che non va bene. In che senso non va bene? L’ho fatto poche ore prima!

Mi fa capire che ho pagato per una cuccetta da 6, mentre il treno per Belgrado di questa notte prevede cuccette da 2, più costose, se voglio devo pagare la differenza.

Ma io ho appena finito i miei soldi bulgari, le dico che ho regolarmente pagato il biglietto, che è stato un errore della sua collega e le riprendo il biglietto dalle sue mani, in modo deciso.

2013-04-29 22.10.18Manca poco alla partenza e non vogliono farmi salire sulla carrozza cuccette. Dopo altri minuti in cui fatico a capire cosa sta succedendo, mi dice che mi rimborserà il prezzo della cuccetta, potendo usare il biglietto nel vagone con i posti a sedere, corriamo all’ufficio per la correzione del biglietto ed il rimborso, poi corro verso il binario, manca poco all’orario di partenza. Il treno ha solo due carrozze, quella con cuccette e quella coi posti a sedere. Che sono già tutti occupati!!!!!!!

Dannazione! Un gruppo di studenti serbi ha partecipato ad una gara internazionale di storia, tenutasi a Sofia, ed ora rientrano a casa. Fa caldo, siamo stipati sul vagone come bestiame. Le condizioni del vagone sono pessime, un bagno maleodorante e quasi inutilizzabile, un corridoio stretto e senza sedili. Pensare di farmi 10 ore di notte in questo modo mi deprime.

Intanto siamo anche in ritardo, scendo dal vagone e vado verso il capotreno, gli dico che voglio usare una cuccetta ma che non ho soldi bulgari, si guarda attorno, mi chiede 10€ e mi fa salire.

Meno male! Mi fa entrare in un compartimento dove c’è una persona, saluto, mi sistemo ed iniziamo a parlare, è un russo, Vladimir, interessante ma razzista, come molti russi, parliamo di politica, storia, viaggi ed altro. Ha una casa in transinistria, una regione dichiaratasi autonoma dalla Moldova, da me conosciuta grazie ai libri di Lilin, educazione siberiana. Gliene parlo e mi fa capire che quello che ho letto è ‘poco reale’.

2013-04-30 05.57.21Trascorriamo il viaggio parlando e bevendo vodka, come piace a me! Giunti a destinazione al mattino molto presto, saluto il nuovo amico e cammino alla scoperta di una Belgrado che si sta svegliando lentamente, con una luce diversa, senza il traffico caotico e la folla di gente che la invade nelle ore della giornata.

Visito la fortezza che guarda i fiumi Sava e Danubio che si incontrano durante la loro corsa, poi cerco l’ostello, che si trova veramente vicino a dove ha la casa un mio caro amico, Andrea, che mi ha ospitato un paio di volte nella capitale serba. L’ostello già alle 7 del mattino è in pieno fermento. Una squadra giovanile di rugby olandese ha trascorso un paio di giorni qui. Sono tutti ubriachi marci e devono raggiungere l’aeroporto. Si trascinano in qualche modo fuori al cortile, con abiti sporchi, sgualciti, rotti. Nelle stesse condizioni sono le loro facce. Si vede che si sono divertiti e ci hanno dato dentro con l’alcool!!!

Speravo di arrivare in mattinata in ostello per riposare un po’, ma le camere lasciate dagli olandesoni sono da sistemare e quindi mi viene chiesto di ritornare non prima delle 11. Considerando che ci sono 35 gradi all’ombra, che non ho dormito la notte precedente in treno, bevendo vodka e chiacchierando con Vladimir e che sono in giro dalle 6 del mattino per la città, non è una notizia che accolgo con un pieno sorriso.

Il mio caro amico Andrea mi contatta e mi informa che ci vedremo verso le 14 in piazza ‘repubblica’, quindi devo trovare qualcosa da fare per trascorrere queste ore. Ritengo che andare in un bar ed iniziare a parlare con un belgradese sia il modo migliore per farlo. E così sarà.

Alle 14, rivedo Andrea, dopo i saluti di rito e le solite domande inizia l’intenso programma della giornata.

Per prima cosa addentiamo un delizioso falafel preparato in un locale palestinese, Andrea non può mangiare carne visto che siamo nel periodo precedente la pasqua ortodossa. Poi andiamo allo stadio ‘Maracanà’ a comprare i biglietti per la prossima partita in trasferta della Stella Rossa di Belgrado. Facciamo un po’ di spesa da portare ad un vecchio amico di Andrea, che è ricoverato in ospedale, facendogli visita.

Anche la seguente tappa è una visita, un vecchio leader della curva della Stella Rossa, combattente per le milizie di Arkan, sta raccogliendo sciarpe di squadre da tutto il mondo ed io gli porto una sciarpa del Taranto. In cambio ricevo una bottiglia di rakia (grappa balcanica) fatta artigianalmente ed un libro illustrato sul glorioso club della Stella Rossa.

Finite le visite andiamo a vedere una partita di pallanuoto, chiaramente sempre della Stella Rossa, che è una polisportiva, i suoi tifosi l’adorano letteralmente e la seguono negli sport più svariati, non solo calcio e basket. Prima di entrare nel palazzetto incontriamo degli amici, iniziano dei giri di birra che ci farebbero perdere l’incontro in programma se non rifiutassimo con decisione l’ennesimo invito a brindare.

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Nella piscina la temperatura è calda, non solo per i gradi ma anche per il tifo dei supporters locali, che sostengono costantemente la squadra, spingendola a qualificarsi per le final four di champion’s league che si svolgeranno proprio a Belgrado a fine primavera.

Dopo la partita andiamo a trovare un altro amico, sempre tifoso della Stella Rossa, che vive in Polonia e che organizza viaggi in Serbia per turisti polacchi. Il giro di visite, amici da salutare ed altro è al termine.

Andiamo a mangiare un ottimo burek ed una salutare spremuta di verdure e frutta prima di salutarci. Andrea ha degli impegni in serata ed io sono decisamente stanco e contento di rientrare in ostello.

Il giorno dopo siamo al weekend del primo di maggio (che coincide quest’anno con la pasqua ortodossa). Tutti sono fuori a godersi la splendida giornata di sole e riposo.

In nottata avrò il treno per Budapest, Andrea passa a prendermi in auto e carico lo zaino nel bagagliaio.

Siamo diretti al lago artificiale della città, che percorriamo interamente a piedi, come le migliaia di persone che hanno avuto la stessa idea. La zona è bella, attrezzata per ogni sport, con campi da gioco ed addirittura una pista per esercitarsi nelle evoluzioni con sci d’acqua. In uno spazio c’è anche una spiaggia per nudisti, per rendere l’idea di quanto grande e polifunzionale sia questo spazio a pochi minuti dalla città.

In serata andiamo a trovare un amico e socio d’affari di Andrea, parla italiano e ci invita a fermarci a casa sua, se non fosse per il treno che devo prendere per arrivare a Budapest, sarebbe stato un altro piacevole incontro. Invece nella capitale magiara devo incontrare un’amica che vive a Verona e che è venuta a trovarmi anche quando ero a Ljubliana. Ne sta approfittando dei miei viaggi per visitare anche lei qualche città straniera, visto che da sola non avrebbe la spinta a farlo.

Settima tappa: Belgrado-Budapest

Saluto il caro e sempre ospitale Andrea, gli do i miei ultimi soldi serbi, che non potrei spendere altrove, chiedendogli di comprare qualcosa per Mirko, l’amico ricoverato in ospedale.

Mi dirigo al binario ed incontro, casualmente, la giovane americana/napoletana. È in compagnia di un ragazzo argentino conosciuto in ostello. Stiamo nello stesso compartimento, scambiandoci racconti ed impressioni sui viaggi. Mentre parliamo viene fuori che hanno conosciuto Max, il ragazzo tedesco a cui ho portato la macchina fotografica, nell’ostello dove erano alloggiati. Piccolo il mondo dei viaggiatori!

Mentre parliamo veniamo interrotti da un controllo documenti. La polizia chiede la registrazione, loro due ce l’hanno, io invece non ho ricevuto niente dall’ostello.

Inizio a pensare che avrò qualche problema …

Uno dei due poliziotti mi dice di seguirlo, in un altro vagone. C’è anche un altro poliziotto più anziano.

Inizia la commedia!

Giocano al classico poliziotto buono e cattivo, mi dicono che è un problema serio che io non abbia la registrazione, che dovrei comparire davanti ad una corte il mattino seguente e pagare una multa di 500€

Quindi dovrei seguirli, scendendo dal treno, trascorrere una notte alla centrale di polizia, comparire davanti alla corte, pagare la multa e poi continuare il mio viaggio.

Faccio capire che non ho soldi con me, che devo arrivare a Budapest e che l’ostello non mi ha rilasciato niente, inoltre non è la mia prima volta in Serbia e non mi era mai stato prospettato questo iter.

Il vecchio fa quello serio, intransigente e deciso, mentre il giovane cerca di venirmi in contro, chiedendomi quanti soldi ho, se voglio ‘risolvere amichevolmente’ … alla fine, per fortuna avevo nascosto un centinaio di € in una tasca laterale, altrimenti si sarebbero presi tutto. Gli do 15€ ed una banconota da 10 Lei bulgari (circa 5€, che non ero riuscito a cambiare a Belgrado).

Rientro nel compartimento, altri ragazzi nel vagone aspettano lo stesso trattamento. Come mi è simpatica la polizia!!!!!!!

La notte però deve ancora riservare delle sorprese. Dopo il controllo dei passaporti al confine con l’Ungheria, ci mettiamo a dormire, siamo in tre e possiamo stendere i sedili per sdraiarsi. Io purtroppo sono vicino al finestrino e posso inclinare solo leggermente la mia poltrona, anche l’aria condizionata molto fredda non aiuta il mio sonno, per cui all’arrivo a Budapest sono il primo ad aprire gli occhi ed a svegliare i compagni di viaggio. Prepariamo i nostri zaini, ancora assonnati, quando il ragazzo argentino chiede dove sia la sua borsa piccola. Siamo solo noi nel piccolo spazio ed ognuno ha il suo zaino in spalla.

Guardiamo velocemente attorno e realizziamo una terribile sorpresa: qualcuno ha preso la borsa di Janco!

Purtroppo la situazione è drammatica, dentro c’erano 5000 €!!!! 3 carte di credito, uno smartphone ed il passaporto. L’amico argentino è disperato! Mentre il treno si ferma e veniamo invitati a scendere dal personale, lui grida la sua rabbia e sconforto. Ha perso tutto!!!!

Mi faccio coraggio, capisco che non posso abbandonarlo, non sa cosa fare, come comportarsi, cerco di scuoterlo e fargli capire cosa si deve fare. Andiamo prima di tutto alla polizia della stazione per la denuncia, poi deve telefonare per bloccare le carte. All’ufficio di polizia parlano un pessimo inglese e devono telefonare ad un interprete per redigere la denuncia in inglese, veniamo guardati con curiosità dagli agenti che entrano per il cambio di turno. Qualcuno ride apertamente, siamo l’ennesime vittime di un crimine conosciuto, collaudato e probabilmente assecondato dalla polizia.

Janco chiede di telefonare a casa, visto che non ha un telefono con cui comunicare, non sono attrezzati per questo genere di situazioni e non hanno l’abilitazione a telefonare all’estero. Un gentilissimo tizio offre il suo cellulare così che l’amico argentino possa avvisare casa e chiedere di bloccare le carte.

Sono le 7 del mattino, l’altro impegno che abbiamo (mi prendo carico anche io di questa situazione) è di andare in ambasciata per il duplicato del passaporto e per chiedere assistenza. Intanto alla stazione di polizia diventiamo quasi di casa, siamo li da più di un’ora, qualcuno si fa coraggio ed azzarda qualche domanda in inglese, io voglio fare un disegno dello scompartimento per spiegare che la borsa era proprio sopra la mia testa e qualcuno potrebbe averla presa con un bastone, visto che gli altri due erano sdraiati ed ostruivano il passaggio a chiunque, prendo una penna lasciata sul bancone ma mi urlano di lasciarla subito, mi danno un disinfettante e mi spiegano che apparteneva ad uno zingaro arrestato di recente.

Con l’arrivo dell’interprete, le domande si fanno più precise, per inserire tutti i dati nella denuncia che potrebbe servire anche all’assicurazione. Alla fine usciamo quasi verso le 9 del mattino.

Invito Joaco a seguirmi all’ostello dove ho prenotato per me e la mia amica Pamela. Li potremmo lasciare gli zaini ed andare all’ambasciata. Maria, la ragazzina americana ci saluta e prosegue per il suo ostello.

Andiamo a piedi verso l’ostello e ne approfitto per rincuorarlo e dargli qualche consiglio. Intanto potrebbe fermarsi qualche tempo a Budapest e cercare qualche lavoretto, magari in ostello, avendo così un tetto ed un letto a disposizione, per il cibo basta chiedere alle cucine dei ristoranti e qualcosa da mettere sotto i denti c’è sempre. Quando arriviamo in ostello, l’Hipster (uno dei miei preferiti a Budapest), spieghiamo la situazione e Szofi, la ragazza che gestisce l’ostello, si mette subito in moto per chiedere agli altri ostelli se hanno bisogno di una mano offrendo qualche lavoretto al ragazzo argentino.

Gentilissima lo informa che questa notte potrà dormire li, senza pagare. Joaco è felice della gentilezza che sta ricevendo, è felice di non essere rimasto solo in questa brutta situazione, mi abbraccia e faccio fatica a non commuovermi. In fondo in questo mondo non siamo stati creati per stare da soli ed essere egoisti.

Siamo nati come comunità e dovremmo aiutarci a vicenda. Sono i soliti pochi padroni del sistema che ci vogliono gli uni contro gli altri per poter continuare a imperare alle nostre spalle!

Andiamo in ambasciata argentina, dopo il ponte vicino l’isola di Margherita. La prima cosa che mi stupisce è che gli argentini sono un popolo molto più caldo, ospitale, aperto di noi italiani, che con il tempo abbiamo perso queste nostre caratteristiche positive. La segretaria dell’ambasciatore ci saluta con abbracci e baci.

Non credo la stessa cosa sarebbe avvenuta nell’ambasciata italiana. Vengono spiegate le formalità, per la copia del passaporto serviranno alcuni giorni e costerà una cinquantina di €, che Joaco non ha.

Per la situazione socio-politica argentina versamenti verso l’estero non sono consentiti, per cui l’unica possibilità è di farsi aprire un nuovo conto, con una carta di credito che verrà spedita, ma anche qui, si tratta di attendere anche una settimana. Lo mettono in contatto con la famiglia, al telefono, così che possa spiegare cosa andrà fatto. Tra due settimane Joaco incontrerà il fratello a Bruxelles, la visita era già programmata, ma fino a quel momento dovrà trovare il modo di mantenersi.

Lasciata l’ambasciata decidiamo di rientrare in ostello e propongo di iniziare la ricerca di cibo gratuito.

Al primo ristorante non va bene, dicono che sono occupati e non possono darci niente. Dopo una ventina di metri sul lungofiume proviamo ad un altro. Questa volta ci dicono di aspettare. Dopo poco ci portano una bottiglia da un litro di una bevanda famosa americana e dei pezzi di pane con qualche fetta di salame.

Perfetto! Funziona! Quasi verso l’ostello Joaco prova in un pub inglese. Proverà a chiedere se hanno bisogno di un aiutante. Entra e dopo un po’ ne esce con una busta di plastica piena di panini. Purtroppo hanno già personale, ma sono stati comunque generosi. È la volta del mercato coperto della città.

In uno stand di frutta e verdura, fa vedere la denuncia e spiega cosa gli è successo. Ne ricava delle arance e della verdura. Per un paio di giorni avrà la pancia piena. Siamo entrambi euforici per i risultati ottenuti e per la disponibilità della gente anche nei confronti di uno ‘straniero’. Le buone notizie non sono finite.

Una volta in ostello Szofi gli dice che potrà lavorare al turno di notte, ricevendo in cambio un letto, del cibo e qualche spicciolo. Ora tutto è sistemato. Ha un posto dove dormire, del cibo e riceverà anche una piccola somma. Io intanto inizio a sentirmi stanco ed un po’ raffreddato per il freddo nel treno durante la notte precedente. Nel pomeriggio arriva anche la mia amica Pamela, facciamo un giro veloce sul lungo fiume e nella zona del centro, andiamo al mercato cittadino ed acquistiamo qualcosa per una cena veloce in ostello, visto che io non mi sento molto bene. Scopro che i peperoni ungheresi (paprika) sono veramente piccanti, scambio due parole con due ragazze serbe in ostello e poi vado a dormire.

Il mattino dopo, disastro! Ho mal di gola, febbre e raffreddore, tutt’insieme! L

Il caso vuole che per la seconda volta dall’inizio dell’anno mi sia ammalato a Budapest, sempre nello stesso ostello! A malincuore rimango a letto, mentre Pamela vorrebbe girare la città, ma per non so quale motivo da sola non riesce a farlo e quindi non solo sto male perché ho febbre e varie, ma anche perché la mia amica non si sta divertendo ‘a causa mia’. Le consiglio di fare amicizia con gli altri ospito dell’ostello, due ragazzi indiani, le due ragazze serbe, l’amico argentino, di prendere la mappa della città ed esplorarla (dandole consigli su cosa vedere), di partecipare al free walking tour …

Ma niente! Solo in serata si decide ad andare a vedere la zona alta, con il palazzo reale, i bastioni ed il bel panorama. Nel frattempo mi viene a trovare un amico ceco che abita in Ungheria da un paio d’anni e scambiamo due parole veloci. La serata la trascorro tristemente a letto, alternando tremori dal freddo (mentre ci sono 30 gradi in città) ad ampie sudate. Il giorno dopo mi devo rimettere in viaggio.

Al mattino, sveglia di buon’ora, Pamela rientra in italia in aereo, mentre io mi preparo per il viaggio nella mia amata Brno e Rep Ceca, dove ho vissuto per più di 3 anni.

Ottava tappa: Budapest – Brno

Dopo un veloce pranzo in ostello, prendo la metro per arrivare alla fermata dei bus, lo student agency è uno dei miei preferiti. Confortevole, con servizio hostess a bordo, schermi per vedere film, bevande calde offerte e snacks disponibili. Le 4 ore e mezza che mi dividono dalla città ceca scorrono veloci e piacevoli. Arrivo verso le 8 di sera, incontro un’amica ed andiamo all’ostello che ho prenotato, uno dei pochi ostelli e sicuramente il meno caro, gestito da un italiano, è semplice ed in una zona poco piacevole della città, ma per chi viaggia al risparmio, è ideale.

Il giorno seguente lei mi invita a casa sua, dove la mamma prepara un piatto tipico della cucina ceca, l’anatra al forno, con contorno di crauti ed accompagnato da grosse fette di gnocchi di patate.

Ideale da abbinare alla ottima Starobrno, la birra della città. Dopo pranzo incontro David, il mio vecchio amico ceco, che mi ospiterà a casa sua, a Trebic, una settantina di km da Brno, cittadina piccola, graziosa, inserita nella lista del patrimonio Unesco. Il resto dei miei giorni cechi, una settimana circa, li trascorro bevendo ottima birra locale, mangiando ottimi cibi, sempre tipici ed incontrando amici che ho conosciuto quando vivevo qui, come Alessio, un simpaticissimo italiano innamorato di Brno, che mi ospita a casa sua per 2 notti, anche se lui deve fare il turno notturno.

Sarei voluto andare a vedere una partita di calcio dello Zbrojovka Brno, ma il tempo non era dei migliori ed ero ancora leggermente ammalato. Per lo stesso motivo non mi sono molto goduto le serata nei fumosi pub e ristoranti. Con naso tappato e gola dolorante, non erano l’ideale ambiente.

Ultima tappa: Brno-milano

Lunedi mattina, dopo una nottata insonne, per vari motivi, mi incammino verso il centro della città che mi saluta con un bel sole, mentre i giorni precedenti erano stati grigi e piovosi, preambolo di un maggio meteorologicamente parlando da dimenticare. Mi attardo per le vie del centro storico, vorrei quasi non lasciare questo posto a cui sono legato da tanti ricordi, faccio in tempo ad incrociare, per puro caso, un amico ceco e uno italiano che sarà anche lui e la sua famiglia sullo stesso volo per l’italia, poi prendo il bus per l’aeroporto e termino questo lungo tour.

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