Tag Archives: zaino

Tour dei Balkani. Diario di viaggio

2013-03-21 13.16.29Destinazione Balkani!

Il racconto di questo viaggio inizia da un compartimento di un treno, in direzione Trieste, una città di confine, in cui ho trascorso quasi un anno della mia vita, facendoci il militare, qualcosa come 15 anni fa.

I miei pensieri iniziano a raccogliersi ed a farsi più nitidi, aiutandomi a trascorrere le ore di viaggio. Dopo Venezia i luoghi giuliani si avvicinano e ritorno a familiarizzare con loro, Latisana, Monfalcone ed il suo porto, i primi scorci di alto mare adriatico che riflettono i raggi di un sole che inizia a scaldarsi ed a scaldare.

Poi le rocce carsiche, inconfondibili per chi le conosce, il castello di Miramare e la sua pineta e finalmente la città di arrivo ed anche di partenza di questo viaggio. Trieste. Ponte verso una terra e cultura che qualcosa come venti anni fa rappresentava paura, diversità, povertà, mancanza di libertà, per noi che credevamo di vivere in democrazia. Invece questa zona d’italia era l’esempio di come le barriere ed i confini non servano a nulla e non possono fermare l’integrazione.

Mitteleuropa, era una parola che imparai a conoscere a Trieste ed ho capito ancora meglio viaggiando e vivendo in Rep ceca. Europa centrale. Un mix di impero austro-ungarico con le popolazioni slave, e reminescenze di influenza mediterranea ed ottomana. Solo trascorrendoci del tempo, guardandosi attorno, parlando con la gente si può godere appieno della bellezza dei balkani e della mittleuropa.

Dopo essere sceso dal treno, passeggio un poco per la città, non ho molto tempo a disposizione, voglio raggiungere Ljubljana in slovenia e non intendo farlo in modo semplice, con il bus diretto. Voglio arrivare a Villa Opicina, ultimo avamposto prima del confine, da lì attraversare il confine e raggiungere il primo paese in slovenia, sesana, per prendere il treno fino alla capitale.

2013-03-21 13.29.37Sul bus che sostituisce il vecchio tram che si inerpicava fino a Villa Opicina, chiedo informazioni su come raggiungere il confine, tutti sono gentili nel rispondermi e nel dirmi che ci vorranno quasi un’ora. Scopro che la caserma in cui ero operativo è stata chiusa ed abbandonata, ospitava il primo reggimento di fanteria italiano, il S.Giusto. Salendo la vista sul mare azzurro diventa incredibilmente bella, sarei tentato di scendere per fotografarla. Quando il bus si svuota rimango a parlare solo con l’autista che dopo un po’ mi ferma in mezzo ad una stradina che si dirige verso fernetti, il confine. Saluto e scendo, zaino in spalla e via, respirando l’aria del carso. Passa qualche macchina isolata, poi vengo raccolto da un simpatico triestino, che però mi può dare uno strappo solo per un paio di km. Meglio che niente. Da lì a pochi metri c’è il confine, ormai abbandonato, chiedo come arrivare a sesana a due camionisti rumeni e continuo a camminare, fa caldo, c’è un bel sole e raggiungo la stazione ferroviaria del paesino che ormai sono già bello sudato. Aspetto il treno sul binario e mi divoro un panino preparatomi da casa.

Dopo poco più di un’ora in treno, tra boschi, laghetti e la neve dei monti sloveni, sono a Ljubljana, cerco la strada per l’ostello, mi faccio una doccia veloce e scappo in centro, avevo capito che si trattava di una bella città e non volevo perdermela. Non sbaglio, Ljubljana è davvero molto carina! Ha un aspetto austriaco, tutto in ordine, funzionante, ben tenuto.

2013-03-21 18.23.51Il centro si raccoglie lungo il fiume che da il nome alla città. Il castello dall’alto ha l’aria di sorvegliare e proteggere il nucleo abitativo. È giovedi pomeriggio e mi sorprendo dalla quantità di gente che si gode il tempo seduta ai caffè, ai bar ed ai tanti localini sparsi ovunque. Tanti giovani in giro, è una città universitaria e si vede. In serata mangio qualcosa di veloce e mi fermo a bere una birra, la union fatta qui, in un locale sul fiume. Faccio un giro nella zona alternativa, Metelkova, un quartiere quatter, occupato, pieno di graffiti e street-art, con molti locali dove si ascolta musica.

Il giorno dopo mi aspetta una stupenda giornata di sole e la scoperta del castello e di altre zone. Mi incammino a piedi sulla cima della collina, tra fiori che emanano profumi primaverili, non vedo l’ora di raggiungere le mura. Ho la bella sorpresa di scoprire che l’ingresso è libero, visito le vecchie prigioni e le torri, c’è anche un collegamento wifi libero, come in tutta la città. PROGRESSO che in italia è ancora molto lontano…

2013-03-22 10.59.47La vista sulla città è molto gradevole, in lontananza si vedono nitidi i monti con le cime innevate, l’aria è tersa, sono felice di godermi questi momenti. Scendo verso il centro e scopro il colorato mercato cittadino, mi aggiro tra i banchi di verdura e frutta, di altri prodotti biologici, carne, uova, miele…

Un lungo porticato che costeggia il fiume ospita numerosi piccoli bar ed esercizi commerciali, pieni di gente che si gode il sole ed il tempo libero, mangiando, bevendo, chiacchierando. Dei chioschi mobili vendono pesce fritto, salsicce ed altre pietanze tipiche, mi viene l’acquolina in bocca ma resisto ancora un poco, voglio girare ancora, mentre le strade si riempiono sempre di più.

Alla fine, tra il mio vagabondare, noto una ‘pekara’ un panificio ed ordino il mio primo burek di questo viaggio. Il burek è una torta salata di origine ottomana popolarissima in tutti i balkani. La mia preferita è con il formaggio, l’originale è quella con carne tritata, altre varianti sono con le patate o gli spinaci.

2013-03-27 12.47.52

Trascorro il pomeriggio in centro, passeggiando tra i bar all’aperto, pieni di gente, facendo fotografie e prendendo un po’ di sole.

2013-03-21 18.46.33L’atmosfera è rilassata e gioviale ovunque. Noto le scarpe che penzolano da fili che collegano palazzi vicini, lasciati forse dagli studenti erasmus (?)

In serata incontro Petra, una ragazza che mi ha contattato tramite couchsurfing, andiamo a bere qualcosa, mi racconta della sua vita, della situazione politica slovena, che ricorda quella italiana, parliamo di viaggi e di tanto altro, mentre beviamo qualche birra.

Il giorno dopo, sabato, si ha già la sensazione che il tempo stia cambiando, il cielo azzurro inizia a ricoprirsi di nuvole che sono sempre meno passeggere. Preparo il mio zaino, il mio viaggio prosegue, direzione croazia e zagabria, ma prima di andare in stazione mi godo ancora una volta il mercatino in centro, la musica tradizionale, un paio di pizze preparate sul posto da un simpatico signore che impasta ed inforna innumerevoli pizze di grano nero e saraceno, condite con formaggio locale, erba cipollina o speck.

2013-03-23 10.51.16

E’ tempo di andare via, prendo un andata e ritorno per la capitale croata, mi costa circa 25€ e qui devo aprire una parentesi…

Ho con me una carta bancomat che sapevo non funzionare in alcuni paesi, ad esempio in albania e macedonia non potevo prelevare, prima di partire decido di prelevare un centinaio di €, pensando di prelevare ulteriormente a zagabria, prima di proseguire per la bosnia.

Il mio piano prevede di visitare Banja luka, Sarajevo e Mostar e magari di ritornare attraverso dubrovnik verso zagabria e trieste. Chiusa parentesi.

In treno osservo il paesaggio sloveno, al confine salgono gli sbirri e controllano i documenti e passaporti, sono con un nutrito gruppo di americani, quando passiamo in croazia, dopo il controllo ed i timbri ai passaporti, si nota subito la differenza d’ambiente. Ora sono nei balkani!

A zagabria mi incammino verso l’ostello che ho contattato nei giorni precedenti, è un po’ distante dal centro, potrei usare i tram ma decido di camminare per iniziare il contatto con la città. Mi fermo in uno sportello atm, inserisco la carta ed il codice. La transazione non può essere eseguita.

Provo con un’altra banca vicina. Stesso risultato. Hmmm inizio a pensare che la carta potrebbe non funzionare in qualsiasi paese fuori dall’unione europea, anche se la croazia ci entrerà tra pochi mesi, a giugno di quest’anno.

Comunque, sono in un bel casino, non ho soldi sufficienti a completare il giro previsto, ho appena 100€…!

In ostello spiego la mia situazione, ho poco contante, la mia carta non funge e chiedo se posso pagare fornendo solo il numero di una carta di credito, che però non possiedo con me al momento.

Per fortuna il Lounge funk hostel è gestito da una ragazza simpaticissima ed incredibilmente in gamba, Anja. E’ stata una backpacker e viaggiatrice per molti anni finchè ha deciso di aprire l’ostello e di ospitare ed accogliere lei stessa viaggiatori e backpackers. Quello che è anche il mio sogno…!

2013-03-23 21.11.28Dopo aver fatto conoscenza con gli altri ospiti nella mia stanza, tra cui un sud americano che tifa Napoli (!!!), cerco la cucina e mi imbatto in un gruppo di ragazzoni che mi ferma e mi offre da bere.

Sono tifosi dell’hajduk split (spalato) venuto qui per assistere alla partita giocata la sera prima, tra croazia e serbia. Praticamente trascorro tutta la serata e notte con loro ed un gruppo di tedeschi. L’ostello è un tipico ‘party-hostel’, tanta gente in giro, un bar collegato, musica reggae, ska e funky che aiuta a creare una bella atmosfera. Verso l’una di notte decido di uscire ed andare in centro, a piedi ci vogliono circa 20 minuti.

2013-03-23 23.57.42Ma ne vale la pena, è sabato sera, c’è molta gente in giro, i locali ed i bar sono pieni. Rimango in giro, voglio vedere le strade e ne ho abbastanza di bere. Mangio qualcosa di veloce, il solito burek al formaggio e torno in stanza, saranno le 3 di notte, cade qualche fiocco di neve e sono il primo a mettermi in branda…

Il mattino dopo è tutto bianco ed innevato! Faccio colazione e decido di uscire per vedere la città sotto la luce…del sole…(che non c’è). Viste le condizioni atmosferiche non vado molto lontano e ritorno in ostello, dove c’è tanta gente e si parla e ci si diverte con tutti. In serata incontrerò dei ragazzi di zagabria con cui ero in contatto qualche anno prima.

2013-03-24 19.20.24Appena ci incontriamo mi portano a vedere lo stadio cittadino, che è chiuso e buio, ma in qualche modo sono dentro. Poi andiamo in centro, in un locale molto popolare, proprietà di un ex calciatore. Lì beviamo qualcosa e ci raccontiamo tanti episodi e momenti di vita. Va avanti così per molto, finchè non mi accompagnano in ostello e mi omaggiano di una bottiglia di rakjia fatta in casa. La rakjia è una forte grappa diffusa in tutti i balkani, ognuno crede di essere il possessore della ricetta originale ma in effetti credo che sia qualcosa che è diffuso anche in centro europa, in rep ceca e forse anche in italia. A me non piace per niente, ma con gli anni ho imparato a sorseggiarla un po’. Ne ho anche abusato qualche volta, ma devo dire che quando è fatta in casa, ha degli effetti collaterali molto minori rispetto a prodotti alcolici industriali.

Il giorno dopo sono ancora in partenza, destinazione bosnia, vado alla stazione dei bus, compro un andata e ritorno per Banja luka, spendendo qualcosa come 20€ (ormai mi rimane pochissimo per i restanti giorni). Il bus parte ad ora di pranzo, nel bel mezzo di una tempesta di neve e raggiunge la capitale della Republika Srbska di bosnia in circa 3 ore, compreso i tempi morti al confine, per il controllo dei documenti.

2013-03-25 17.44.12A Banja luka mi aspetta Natasa, una ragazza di couchsurfing che mi fornisce tante informazioni utili ed è felice di mostrarmi la sua città. Alloggio all’ostello ‘city smile’, che non è stato facile da raggiungere.

Praticamente dalla fermata dei bus potrei arrivare in centro con i bus pubblici, peccato che non ci sia niente per cambiare i soldi ed il biglietto si paga alla salita, direttamente dall’autista. Quindi non ho moneta locale i KM (konvertable mark) ed il centro è distante un paio di km.

Cammino per una decina di minuti ma poi decido di provarci, salgo su un autobus che in cirillico riporta la scritta ‘centar’, spiego all’autista che non ho i KM, solo qualche spicciolo di €, lui mi fa salire ed una volta in centro mi indica l’ufficio della posta dove posso cambiare valuta. Da li sono vicino all’ostello e lo raggiungo a piedi. Intanto che prendo posto in camera, sarò da solo ad occuparla, Natasa mi spiega che mi aspetta fuori l’ostello, in una kafana (un caffè). Ci incontriamo, mi fa fare un giro veloce in auto, il centro non è grosso, la città non ha moltissimo da offrire, qualche bella chiesa ortodossa, il rudere del vecchio castello e le sue mura. In estate per chi ama rafting e vita all’aperto è comunque un discreto posto da visitare, se non altro per la curiosità di questo paese. Praticamente la Bosnia è stata divisa in due entità, dopo la guerra del 1992-95, con i suoi abitanti cristiani-croati, ortodossi-serbi e musulmani-bosniaci che sono tornati a convivere, seppure con diversi problemi. La Bosnia-herzegovina è a prevalenza musulmana e la republika srbska, ha maggioranza ortodossa. Banja luka è la capitale della regione ortodossa, qui infatti il cirillico è la lingua principale e le chiese ortodosse sono ben visibili. Natasa mi spiega un po’ della storia del luogo, della sua vita e delle sue passioni. Abbiamo in comune l’amore per i viaggi, come per ogni couchsurfer.

Ci salutiamo ed io continuo in un giro del centro, mangio l’ennesimo burek di questo viaggio e poi mi dirigo in ostello dove trovo il fidanzato della proprietaria ed iniziamo a parlare della situazione in città, nel paese, in Europa. E’ così facile iniziare una conversazione con la gente del luogo, mai banali, sempre attenti osservatori e conoscitori di aspetti politici e socio-economici non solo a livello locale.

2013-03-26 09.45.12Con noi c’è un bellissimo cane, Arcibald, un poco viziato, che il giorno dopo decido di portare a spasso per la città. E’ un bel labrador, forte come un toro che fatico non poco a tenere a freno mentre cammino tra le strade innevate e scivolose. Vado in centro, vorrei vedere lo stadio della squadra locale di calcio, il Borac, ma davanti al parlamento la polizia mi ferma e mi fa capire che non posso camminare con il cane senza museruola.

Quindi dietro-front, torno in ostello, lascio Arcibald alla ragazza in reception e mi rimetto sui miei passi. Ho un bus per Sarajevo alle 15 e devo tenermi impegnato in mattinata.

Passo vicino al mercato cittadino, alle mura del castello, al cimitero musulmano ed alla moschea in ricostruzione, arrivo allo stadio e ritorno verso il centro. In un paio d’ore la città si visita tutta.

L’orario di partenza si avvicina, ma anche quello di pranzo. Rimesso lo zaino in spalla cerco un posto caratteristico e lo trovo dirigendomi verso la stazione dei bus.

2013-03-26 13.06.03Provo un cevapi locale, carne macinata alla griglia in un delizioso pane tipo arabo. Il tutto accompagnato da birra serba, la Jelen pivo ed il fumo che si addensa nel piccolo ristorantino.

Un altro segnale che sono nei balkani!

Alla stazione dei bus, prendo un biglietto andata/ritorno per Sarajevo, un modo per risparmiare sui miei pochi averi, vorrei ancora provare a visitare Mostar. Mi avevano consigliato il bus rispetto al treno, per comodità e velocità. Sulla comodità posso dire che il bus non era male, ma sulla velocità…

Dopo aver attraversato una catena montuosa uscendo da Banja Luka, inizia un giro infinito di fermate, in paesini piccoli ed anche in strada durante il tragitto. Dal finestrino noto dei cartelli che indicano Belgrado ed il confine serbo invece che Sarajevo, dopo 3 ore di viaggio controllo sulla mappa e mi rendo conto che ha fatto un giro risalendo per tutto il nord della Srpska Republika!

Inizio a vedere le prime bandiere della confederazione bosniaca solo dopo 3 ore. Mi rendo conto che impiegherà 5 ore, come il treno, con in più il disagio di stare sempre seduto, senza pause e senza bagni.

2013-03-29 09.27.27Ma anche questo fa parte del viaggio. Così come lo spettrale paesaggio che mi appare quando ci avviciniamo a Zenica! Qualcosa di incredibile. Credo il più brutto scenario mai visto in vita mia. Vado in vacanza in provincia di Taranto e sono abituato al mostro siderurgico rappresentato dall’ilva, ma l’impianto di Zenica lo batte. Dai monti e dalle campagne bosniache arriviamo in una vallata grigia, anzi nera, come il fumo che esce dalle ciminiere sbuffanti. Tutto attorno pare essere morto, gli scheletri di treni merci abbandonati sui binari, un fiume, le case, le strade.

Mi prende un poco di depressione, unita all’ansia per l’arrivo. Non ho prenotato alcun ostello e chiaramente non conosco la città. All’arrivo mi guardo attorno e cerco le indicazioni per il centro che avevo raccolto in precedenza. Ci sono due stazioni di bus, una poco distante mentre una seconda è ad una dozzina di km dal centro. Ho paura di essere arrivato in questa, ma per fortuna scopro i binari del tram nr.1 che era indicato nelle informazioni che avevo. La tabella dice che dovrei aspettare quasi 20 minuti per il prossimo arrivo, quindi dedico di seguire i binari, chiedo alla prima persona che mi passa di fianco, una signora che va di fretta (forse doveva prendere un bus) ma non si rifiuta di spiegarmi dove andare.

Un altro segnale che sono nei balkani!

Dopo aver oltrepassato l’ambasciata yankee, incrocio altri binari di tram, salgo sul primo tram in arrivo, non prima di aver chiesto se porta in centro. A quel punto ed in quest’ordine: un signore mi conferma che è il tram giusto e accompagna dall’autista, spiegandomi che devo comprare il biglietto da lui, poi gli parla e mi comunica che è la sesta fermata e che posso scendere insieme ad un signore li vicino, il signore mi fa dei gesti come a dire ‘scendi con me, tranquillo’, una signora li vicino mi sorride e poco dopo mi avverte che alla prossima fermata devo scendere, all’avvicinarsi della fermata, sia la signora che il signore con cui devo scendere mi fanno dei cenni come a dire ‘quasi arrivati’, il signore che mi aveva fatto comprare il biglietto e chiesto info per me, mi guarda e mi saluta con la mano. Ricambio e sorrido cortesemente a tutti.

Un altro segnale che sono nei balkani!

Ora devo cercare un posto dove dormire, devo dire che sembra facile, è martedi, siamo in bassa stagione e vedo numerose insegne ‘hostel’. Inizio con il più vicino. Suono il campanello mi aprono la porta, chiedo se hanno posto ma mi dicono che sono pieni. Nessun problema, nello stesso palazzo, al piano superiore c’è un altro ostello. Suono, mi aprono, chiedo e…sono pieni anche li!

Ok, no problem, ne cerco un altro. Stessa procedura, qui hanno posto, bene, spiego che non ho soldi contanti ma posso pagare fornendo un numero di carta, la ragazza alla reception però mi dice che non accettano questo tipo di pagamento.

Va bene, fa niente, sono solo le 21 passate, sono stanco, devo andare in bagno, ho fame.

Provo ad un paio di altri ostelli ma non rispondono al citofono, intanto noto l’insegna ‘hostel residence’, ma non mi ispira molto, quindi giro per una ventina di minuti buoni, tra ostelli pieni, che accettano solo contanti o che hanno la reception chiusa. Devo ritornare sui miei passi. Suono al citofono del ‘residence’.

Non risponde ma è scritto che c’è posso usare anche l’altro tasto del citofono. Aspetto un poco, poi il portone viene aperto, entro, salgo le prime scale, si affaccia una signora, mi guarda e mi chiede ‘where are you from?’ dico ‘italy’, lei mi dice in italiano ‘dei del Sud italia, vero?’ ed io rispondo ‘Napoli!’.

Mi sorride, mi invita a salire sopra, parlandomi in italiano, ha posto per me, le spiego come posso pagare e mi dice che non ha mai sentito questa modalità, ma che non è un problema, chiederà al marito il giorno dopo, per stanotte posso dormire li. E’ di una cortesia incredibile, la signora è una professoressa d’università, amante della musica classica, ragione per cui ha imparato l’italiano, viaggiando in italia numerose volte. Mi fa vedere la camera, ci sono due ragazze, mi fa vedere la casa, un bell’appartamento su due piani trasformato in ostello, mi spiega come funziona, poi per la voglia di parlare mi fa domande sui miei viaggi, da dove vengo, mi da consigli su cosa visitare e vedere.

Quando ritorno in camera una delle due ragazze, italiana, mi chiede se ho già mangiato e decido di andare con lei a mettere qualcosa sotto i denti. Cristina è abruzzese, è appena arrivata anche lei, viaggia da un paio di settimane, in interail, da sola, zaino in spalla, vive a londra dove lavora come ostetrica.

2013-03-26 22.31.27Cerchiamo un locale dove mangiare cevapi, ordiniamo e mentre aspettiamo osservo un nuovo cliente, entra, ordina e capisco che è italiano. Praticamente ci ritroviamo ad una tavolata di italiani, in un tardo martedi sera, a Sarajevo. Il ragazzo lavora per una ONG, fanno bonifiche del territorio, ancora pieno di mine anti-uomo, ricordo del conflitto tragico che ha interessato la ex-jugoslavia appena una ventina di anni fa.

Ci raccontiamo brevemente le nostre vite, mentre ci gustiamo i cevapi locali. Infine usciamo a respirare l’aria di Sarajevo ed a salutarci. Con cristina continuo a parlare anche in ostello, bevendo un tè nella sala comune.

Il giorno dopo l’altra ragazza in camera ha un colloquio, online, per una posizione in fifa, la federazione internazionale di calcio. Clara è svizzera, parla francese, tedesco, inglese e spagnolo. Sta viaggiando da qualche settimana dopo aver abbandonato il suo lavoro. E’ contenta di poter avere un’offerta di lavoro ma vorrebbe anche godersi la libertà del viaggio che sta affrontando, da sola.

2013-03-27 12.08.47Cristina ed io usciamo alla scoperta della città, le moschee, le stradine del mercatino in stile arabo, il fiume … mentre camminiamo senza meta, un signore ci osserva e sorride. ‘Italiani!?’ siamo stati beccati una volta ancora! Ecco che comincia il consueto e tradizionale invito alla conversazione, alla conoscenza reciproca.

Ci vengono forniti suggerimenti su cosa visitare, cosa vedere ed altro, tanto altro. L’uomo ha una piccola sala da tè che aveva attirato la mia attenzione, per cui prometto di andarlo a visitare dopo il giro della città.

Saliamo fino alla ‘fortezza gialla’, attraverso un cimitero pieno di tombe che riportano la data di morte compresa tra il 1992 ed il 1995. Un simbolo della storia recente di Sarajevo.

Dalla fortezza si gode della vista completa della città, che è praticamente circondata da monti con casette, sembra un paesaggio da presepe natalizio.

2013-03-27 13.15.46Si è fatta l’ora di pranzo, coinvolgo Cristina nella mia passione per il burek, poi cerchiamo un cafè, per provare l’altra specialità del posto, il caffè bosniaco, accompagnato dai deliziosi dolci baklava, di origine ottomana.

Intanto continuiamo la nostra conoscenza e devo dire che sono molto contento di essere in sua compagnia. Viaggio da solo perchè mi piace la libertà di trascorrere la giornata come voglio, decidendo i ritmi, le pause, le soste, cosa fare e vedere. Ma questa volta non è così.

Alle 16 abbiamo il giro della città con una guida locale, un free walking tour, che permette di capire meglio il luogo che si visita. Ritorniamo in ostello per vedere se Clara si aggregherà. La troviamo, chiediamo del colloquio (ne ha avuti due, in effetti) ed andiamo all’appuntamento per il tour gratuito.

Prima però proviamo un’altra specialità balkanica, la rakjia. Alle 16 davanti all’ufficio INSIDER siamo in pochi a partecipare al tour, una coppia inglese e tre ragazzi tedeschi, la guida inizia bene ma poi si infastidisce per dei commenti dei ragazzi tedeschi, Clara abbandona il giro, causa freddo ed alla fine non ci viene nemmeno chiesta la solita mancia. Andiamo a bere il tè nella sala del simpatico signore, che ci accoglie felice e si prodiga in racconti della sua vita in italia, del suo passato, della città e la sua storia.

2013-03-27 17.29.45Quando iniziano a parlare è difficile farli smettere, forse il virus occidentale è ancora forte dentro di me, non lasciandomi abbandonare al gusto del trascorrere il tempo liberamente, senza orari, senza fretta. Ritorniamo in ostello ed organizziamo di uscire a cena, contento di essere in compagnia con due ragazze simpatiche ed interessanti, infatti mentre mangiamo e gustiamo ogni tipo di burek (agli spinaci, alle patate, alla carne ed al formaggio) in un tipico ristorantino, parliamo di ogni cosa, dei nostri viaggi, del passato e del futuro. Ancora una volta ho la consapevolezza che in viaggio si possano incontrare persone gradevoli.

Ripensandoci fino a quel momento avevo avuto la fortuna di trovare bel tempo solo nei primi giorni, a Ljubljana e mentre mi collego al famoso social network leggendo i numerosi commenti sulle condizioni meteorologiche, mi rendo conto solo in quel momento che sto viaggiando da una settimana tra neve, pioggia, freddo e non ho mai fatto un commento su questa strana primavera.

Forse perché quando si vive intensamente un’esperienza alcuni particolari risultano di poco conto.

Fatto sta che il giorno dopo il sole torna a splendere e con le solite amiche di viaggio improvvisate, decidiamo per fare una passeggiata sulle colline che circondano Sarajevo. Non prima però di aver fatto conoscenza con il figlio della signora dell’ostello, che come da bravo balcanico, inizia a parlarmi mentre sono a fare colazione, raccontandomi di tutto, partendo dall’italia, toccando la storia passata, remota ed azzardando scenari futuri e futuristici. Ancora una volta, il tutto è gradevolissimo, interessante, unico, se non fosse che avendo organizzato il giro, sono un po’ di fretta.

2013-03-28 11.28.20A piedi raggiungiamo una delle vette e godiamo della vista dall’alto. Speravo di andare in qualche posto più immerso nella natura, ma così non è. Continuiamo intanto a raccontarci le nostre vicende personali. Clara proseguirà il suo viaggio senza mete fisse e date, dirigendosi verso il montenegro e chissà dove altro. Cristina, invece, dopo aver visitato bruxelles, Amsterdam, praga, krakovia, Budapest, Ljubljana e zagabria, dovrà terminare la sua avventura a Belgrado, da dove ritornerà a londra.

Anche io decido di terminare il mio tour balkanico e di ritornare verso l’italia e Trieste, rimandando ad altra occasione la visita di Mostar e dubrovnik. I soldi sono quasi finiti e poi a Ljubljana mi aspetta un’amica che dall’italia viene a trovarmi. Domani è giorno di partenza per tutti e tre. Con Cristina decidiamo di trascorrere le ultime ore di questa nostra conoscenza bosniaca bevendo birra.

2013-03-29 06.44.10La mattina seguente ho il bus di ritorno verso Banja Luka alle 745, mi metto in cammino in una Sarajevo che si sta svegliando molto lentamente, in una piazzetta i cani randagi stanno ancora riposando, in pochi aspettano il tram che porta alla stazione, ma anche le signore a cui chiedo informazioni si prodigano di attenzioni per me. Qualsiasi tram passi mi dicono se è quello giusto o meno.

Sul bus siamo in pochi, mi metto in fondo, dove c’è un turista che con la sua macchina fotografica riprende da più angolazioni la sua colazione, un caffè da asporto ed un dolce, poggiati sul tavolino del mezzo, d’altronde ‘De gusti…BUS non disputandum est’, due poliziotti che si addormentano reclinando i sedili ed io faccio altrettanto. Il viaggio è lungo e scomodo, c’è un aria calda sparata a mille che mi fa sudare mentre fuori ci sono ancora cumuli di neve sparsi in strada. Uno dei poliziotti mi chiede di dove sono ed inizia a parlare italiano, ha vissuto a brescia, supero la fatica nel relazionarmi con chi indossa una divisa e parlottiamo un po’. Giunti a Banja Luka vado in centro a salutare Natasa, che lavora in un’agenzia di viaggi. Lascio il mio zaino e cammino per il centro, mangio qualcosa e poi ritorno da lei per salutarla. E’ stata molto gentile e simpatica, le auguro il meglio per la sua nuova avventura in america.

Ritorno in stazione ad aspettare il mio bus per zagabria, in tasca mi rimangono solo pochi spiccioli che decido di conservare per ricordo, ma …non ho fatto i conti con l’oste!

Per accedere al binario del bus serve un biglietto che rilasciano alla cassa, per cui devo sborsare circa 2 KM, va bene, niente di male. Mentre salgo sul bus vengo fermato dagli autisti. Devo pagare per lo zaino (mai successo prima di allora!) sono 4 KM, circa 2€. Non li ho! Ho praticamente finito tutti i soldi.

Lo spiego ma questi sono intransigenti, provo una sceneggiata, sbatto lo zaino a terra e faccio per salire sul bus, dicendo, che lo lascio li e loro rispondono ‘ok, no problem’ … FUCK!

2013-03-25 14.49.59Faccio vedere la moneta che mi rimane, non sono nemmeno 2KM, poi rovisto nello zaino e trovo una moneta da 2€ che sbatto a terra, raccolgo lo zaino e salgo sul bus. Sono nervoso e mi aspettano altre ore in viaggio, arriverò a zagabria in serata, non prima di aver superato la frontiera di Gradiska, dove i controlli dei documenti sono incasinati, dalla parte bosniaca ci fanno scendere dal bus ed in fila andare uno per uno al desk, dalla parte croata il bus aspetta che salga lo sbirro di turno, che attende quasi una quindicina di minuti prima di fare il suo dovere, poi sale, raccoglie tutti i passaporti, scende, va nell’ufficio e li controlla. Tutto questo in una strada stretta ed a ridosso si un ponte a due corsie che si trasforma in un kaos totale quando la lunga fila di auto e TIR che vengono dalla croazia decidono di occupare anche la corsia in senso opposto. Siamo bloccati. La polizia ci mette un’altra buona ventina di minuti per capire la situazione, organizzarsi ad ordinare il traffico etc etc Insomma un’ora spesa ad un confine.

Ecco perché non dovrebbero esserci barriere, dogane, nazioni, bandiere e documenti.

Siamo tutti figli di questo pianeta. Comunque a fatica ripartiamo, per fortuna in croazia ci sono le autostrade e verso le 21 arriviamo a zagabria. Devo arrivare in ostello, che è abbastanza lontano, decido di usare il tram ma sono senza soldi, mi sento un po’ a disagio ma a piedi sarebbe stato un lungo tragitto, anche mezz’ora. Per fortuna al Funk Lounge hostel l’aria rilassata ed amichevole mi rigenera. Si ricordano di me, avevo anche lasciato qui la bottiglia di rakjia ricevuta in regalo dagli amici dei BBB di zagabria, con la promessa di ritornare a prenderla. Mi dicono che hanno solo un posto libero, in camera con due ragazze che avevano chiesto di non avere ragazzi con loro, quindi devono andare a parlare, per fortuna le convincono e posso stare in quella camera. Sono veramente strane! Almeno la ragazza giapponese che mi scruta preoccupata dal letto in cui è già distesa. Decido di prendere il letto sotto, di fianco al suo, mentre l’altra ragazza è sul letto a castello di sopra. Vado a fare una doccia e quando rientro scopro che la ragazza asiatica si è spostata di sopra!!!!  Ahahahah!!! Ma faccio tanta paura??? Non rimango in camera, esco a fare due passi per rilassarmi un po’, ho fame ma non ho soldi, meglio pensare ad altro.

2013-03-30 16.44.43 La mattina scambio due parole con le ragazze, l’altra è brasiliana, lavorano in germania e sono in viaggio per il weekend di pasqua. Già! È pasqua! Mi preparo, saluto i ragazzi dell’ostello e m’incammino per il centro, ho un treno verso ora di pranzo, destinazione Ljubljana. Cammino, faccio qualche foto alla piazza del mercato, con qualche spicciolo che mi era rimasto dalla visita precedente compro dei panini vuoti per colmare lo stomaco e poi vado in stazione. Ancora controlli dei documenti alla frontiera e poi arrivo tra la pioggia nella capitale slovena che avevo tanto ammirato una decina di giorni prima. Ad aspettarmi c’è Pamela una amica di lunga data che decide di provare l’esperienza dei miei viaggi.

Non è mai stata in un ostello ed ha viaggiato poco in europa. Ho prenotato due letti al Sax Hostel, che avevo conosciuto grazie a Petra, la ragazza di Couchsurfing di Ljubljana. Siamo in una camerata da 9 letti, ma è ampia ed i letti sono singoli. Lasciate le borse andiamo in centro, facciamo due passi lungo il fiume, la pioggia rende tutto meno gradevole. Entriamo in un bar, in uno di quelli che avevo ammirato pieno di gente che sedeva all’aperto. Ora anche dentro siamo in pochi.

In effetti c’è un motivo, gli studenti sono tornati a casa ed il clima impietoso ha, forse, scoraggiato molti turisti. In effetti si sentono molti italiani in giro.

Quando torniamo in ostello faccio conoscenza con un irlandese, iniziamo a chiacchierare e si unisce anche un simpatico tedesco, poi una ragazza indiana, il vortice di racconti sui viaggi gira veloce, decido di tirar fuori la bottiglia di rakjia che ci passiamo di mano in mano e la serata si trascorre così, dandosi appuntamento per la visita alla città il giorno dopo.

2013-03-31 17.17.17Mi sento un po’ ‘cicerone’, suggerisco una pekara dove fare colazione a base di burek, poi visitiamo il castello ed il resto della città, compresa la zona alternativa e dei murales. Le scarpe ed i vestiti sono zuppi d’acqua, siamo infreddoliti e stanchi e optiamo per qualcosa di caldo da bere. Le nostre storie di vita e di viaggi continuano, il ragazzo irlandese vive in spagna dove insegna inglese; il tedesco, Maxi, ha poco più di 18 anni ma ha deciso di girare l’europa ed il mondo, con uno zaino in spalla, senza molti soldi, facendo autostop, dormendo in tenda o in soluzioni economiche, usando il couchsurfing. A lui va tutta la mia stima! Continuiamo a parlare anche mangiando qualcosa e bevendo una birra artigianale del posto, la ‘human fish’.

Il giorno dopo Pamela ed io ritorniamo in italia, in auto, diamo un passaggio a Maxi, che è diretto verso la costa croata e poi fino ad Istanbul. Lo lasciamo ad un bivio dell’autostrada slovena, salutandoci come buoni amici, mentre noi proseguiamo in direzione Trieste. Suggerisco di provare una delle trattorie del carso, che tanti anni fa offrivano cibo ottimo a prezzi incredibilmente stracciati. Ora non è più così, per un piatto di pasta si sfiorano i 10€ … è il segnale che sono tornato in italia e questa avventura dei balkani è finita! Mentre guidiamo in direzione verona, mi squilla il telefono, numero straniero, rispondo.

E’ Maxi, ha dimenticato la macchina fotografica in auto, mi chiede se posso spedirgliela, mi viene in mente un’idea migliore. Vediamoci ad Istanbul!

Tra una decina di giorni!

Advertisements

Diario di Viaggio: Belgio-Olanda-Ungheria-Serbia

Ecco il racconto di un mio lungo viaggio in europa, zaino in spalla, 17 giorni, 6 città, 5 capitali, innumerevoli persone incontrate e numerosi spostamenti: Brno-bratislava; bratislava-charleroi; charleroi-brussels, brussels-amsterdam; amsterdam-antwerpen; antwerpen-brussels; brussels-charleroi; charleroi-budapest; budapest-Belgrado; Belgrado-budapest; budapest-Brno.

Mercoledì 7 marzo
Sveglia alle 4 del mattino per prendere il bus alle 5.30 per bratislava, breve giro in centro all’arrivo e poi autobus per l’aeroporto, destinazione belgio. Arrivato a charleroi, bus navetta per la capitale (22€ a-r) , dove mi aspetta una ragazza a cui ho chiesto ospitalità tramite Couchsurfing. La incontro alla stazione di gare du midi, mi viene a prendere (gentilisima!) e mi accompagna a casa sua.
E’ in pausa pranzo, quindi facciamo di fretta, aiutati dal buon servizio dei trasporti della città.
Abita vicino gare du nord, mi spiega un pò di cose, come muoversi ed andare in centro, poi mi lascia le chiavi di casa e mi saluta.
Ci rivedremo in serata, lei ha un corso di olandese, io incontrerò una ragazza che mi ospiterà nella mia seconda visita in città (sempre tramite couchsurfing).
brusselsVado in centro, sono circa le 14, ho un pò di fame ma non so cosa mangiare, riempio lo stomaco con un paio di panini vegetariani.
Purtroppo inizia a piovere ed a fare freddo. La meravigliosa piazza gran place mi impressiona per la sua bellezza ma posso dedicarle poco tempo mentre cerco qualche riparo. Nei pressi della cattedrale vedo un baretto del college olandese ed entro dentro a bere qualcosa, ma soprattutto a trovar riparo.
Il viaggio è stato fatto con un basso budget, visto che non sono più uno schiavo stipendiato. Ho appuntamento verso le 20 in una zona lontana dal centro, chiedo alla ragazza di vederci in centro vista la scarsa conoscenza della città ed il clima infame.
Dopo 2 birrette jupiter (di qualità orrenda, in italia ci lamentiamo della peroni e baffo d’oro, ma le birre nazional popolari delle famose olanda e belgio sono molto peggiori!) gironzolo ancora un pò, vedo la bella galleria reale (che serve a ripararmi) e poi ritorno in centro tra le belle viette, finchè non trovo il pub celtica.
Super offerte, con 1€ bevo la classica birretta da 33cl (o 25, non saprei). Classico pub in stile irlandese, in legno, luci soffuse, atmosfera chiassosa e gioiosa, schermi dove trasmettono sport e calcio. Quando penso di ritornare a casa, visto che non ricevevo risposte da questa ragazza, finalmente mi contatta e ci vediamo. Sorya è una ‘classica’ brussellese.
Nel senso che non è belga al 100%, di madre cambogiana, parla italiano (è stata sposata con un italiano che vive in belgio).
Mi porta a provare le famose ‘fritte’, visto che piove restiamo dentro a chiacchierare per un pò.
Grave errore! ora puzziamo di fritto anche noi! Dopo una più salutare tisana, in zona borsa, ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla settimana prossima. Torno a casa, la mia ‘host’, Jana, è arrivata da poco, parliamo un pò del più e del meno e scopro tante cose bellissime su di lei. Estone, parla 5-6 lingue, lavora per organizzazioni per la difesa dei diritti umani, aiutando bambini e donne che subiscono violenza, ama viaggiare. Quando ci rendiamo conto che è tardissimo e lei deve andare a lavorare il giorno dopo è un peccato. Mi da appuntamento per festeggiare il suo compleanno, con i suoi amici, in un locale in centro.

Giovedì.
Il sole mi sveglia e mi da la carica per visitare meglio la città. Vado a piedi in centro, brussels si gira tranquillamente così, passo per il quartiere turco, fatto da mille negozi colorati, che vendono di tutto.
L’atmosfera è piacevole, arrivo in centro in poco tempo, percorro al via pedonale e commerciale guardandomi attorno.
Mi colpisce la gente, le tante razze che abitano questa città che piace poco ai turisti.
L’incantevoli brugges e gent sono preferite a chi piace visitare questa nazione, ma io sono contento di cercare di scoprire questa città.
Capitale d’europa, della pessima burocrazia degli eurotecnocrati, ma anche di uno degli stati colonialisti più crudeli e spietati, meta di migliaia d’italiani negli anni 60 e 70 che lavoravano nelle miniere, capitale di un paese diviso tra valloni e fiamminghi, con 2 lingue ufficiali, che ha battuto il record di paese senza governo (battuto anche l’iraq distrutto dai fottuti americani), che dovrebbe rappresentare l’unione europea. C’è nè abbastanza per incuriosirmi!
brusselsniteEppure brussels mi colpisce per il suo fascino, di città viva, cosmopolita, dove tanta gente diversa vive insieme, con i suoi quartieri che mantengono le loro caratteristiche. I negozi delle solite brabds globalizzatrici in una via ed i mercatini con frutta e verdura esposti in strada dall’altra. Un pò Napoli (o algeri, istambul, tunisi, cairo…), un pò londra (o milano, monaco, vienna…).
Dopo diversi giri in centro, alle 19 mi vedo con Jana, mi presenta ai suoi amici ed incontro anche un ragazzo italiano che vive a brussels…forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare 😉
Anche qui, tra qualche giro di birre belghe, che a me PERSONALMENTE non piacciono (troppo pastose, aromatizzate), ci ritroviamo in un tavolo composto da italiani, sudamericani, irlandesi, americani, olandesi, polacchi…Jana alza un pò troppo il gomito e la devo riaccompagnare a casa quasi in braccio 🙂
Le do alcuni ‘pensierini’ che avevo preso per lei, degli ottimi dolcetti arabi presi in centro ed un libro, la fattoria degli animali di Orwell.

Venerdi.
Dopo aver salutato Jana al mattino, mi metto lo zaino in spalla e mi dirigo verso la stazione dei bus eurolines, destinazione amsterdam!
Visito una patisserie-boulangerie araba dove compro delle ottime crepes salate e dei dolci, inizio a camminare finchè…
Sorpresa! Mi ritrovo nel ‘red light district’ di brussels. Spettacolo! 🙂
Una via con vetrine e simpatiche signorine che ‘salutano’.
Devo dire che mi è piaciuto molto, mette di ottimo umore, non ci sono turisti, l’atmosfera è leggera, goliardica, rispondo ai sorrisi delle signorine che, in qualche caso, mi danno l’impressione di essere ‘sincere’ nei loro inviti (ok, un pò di mancanza di presunzione ogni tanto fa bene 😀 ).
Tornando al viaggio, in attesa del bus per a’dam (abbr. di amsterdam) scambio 2 parole con degli italiani anche loro in viaggio.
Con un pò di ritardo arriva il bus, chiudo gli occhi per qualche minuto, arriviamo ad antwerpen (anversa in fiammingo), poi in olanda, rimaniamo impriggionati nel traffico del ‘ring of rotterdam’, poi den haag e finalmente a’dam!
IMG_4467Alla stazione dei bus chiedo info per come raggiungere l’ostello, in zona non centrale (zeeburg). Lo raggiungo in autobus in una decina di minuti, faccio un rapido check in, poso lo zaino in camera, ci sono 2 argentini che parlano tra di loro ed uno che dorme su una brandina in alto. Voglio sfruttare il biglietto dell’autobus, costa 2,90€ e vale 60 minuti, quindi decido di andare subito in centro, in tram, facendo attenzione alla strada percorsa, visto che al ritorno la farò a piedi. Su ogni tram c’è un bigliettaio, che controlla che ognuno abbia il biglietto, li vende e da anche info. Arrivo vicino il dam, il centro.
Giro un pò ma sono molto stanco e preferisco rientrare in ostello, è sera, scuro e non voglio perdere la strada.
Dopo aver preso qualcosa da mangiare, rimango un poco nella lounge dell’ostello che non mi piace.
Pulito, molto ordinato ma troppo grande, non permette di entrare in contatto con altri ospiti.
Per fortuna vedo l’argentino che sta nella mia camera, parliamo un poco e decidiamo di fare il free walking tour il giorno dopo.
Manuel è di buenos aires come quasi tutti gli argentini che s’incontrano (l’argentina ha 40 milioni di abitanti, in un’area immensa e 13 milioni di argentini vivono nella regione della capitale), si è appena laureato, gioca a rugby e vuole girare in europa.
Ci diamo appuntamento per la colazione il giorno dopo, salgo in camera pronto a sbattermi in branda.

Sabato
IMG_4435Colazione con manuel ed il ragazzo brasiliano che sta in camera con noi. Preparazione della giornata ed appuntamento in centro.
Ci vado con Rodrigo, il brasialiano di sao paolo, che lavora in una banca e parla poco inglese, ma come tutti i brasialiani è simpatico e di buona compagnia. Andiamo all’appuntamento ma manuel non c’è.
Decidiamo di fare un giro ‘alternativo’, visto che lui ha già visto tutto ed io sarei da solo il giorno dopo, per cui potrei fare il tour di domenica.
Facciamo i turisti, avendo comprato il biglietto da 48 h (12€), con mappa in mano, visitiamo anche le zone lontane dal centro, tutti i canali, grazie agli ottimi tram cittadini. La città è fantastica. Molto più bella di venezia, perchè è viva, reale.
La gente ci vive veramente ad a’dam, li vedi girare in bici, mangiare in cucina (visto che non esistono tende), leggere il giornale sul balcone, portare a spasso il cane.
Da bravi turisti non possiamo non visitare un coffee shop 🙂
Non fumando (neanche le sigarette) chiedo qualcosa di naturale e leggera, il commesso mi suggerisce la ‘white widow’, sarà che la prepariamo senza tabacco, sarà che non sono abituato ma l’effetto non è stato dei migliori, mi butta giù e rende quasi paranoico (ci perdiamo diverse volte tra le stradine tutte uguali).
Parentesi fumosa a parte, ci dirigiamo nella zona del mercato, dove si vende di tutto, tanti colori, merci, cibi.
Alla fine della lunga via, colti da fame chimica azzanniamo delle patatine fritte con immancabile maionese.
Visita al red light district, con un brutto benvenuto, le prime vetrine sono quelle dei trans…
adamgraffitisexSe fatta in maniera spensierata, la passeggiata tra le vetrine è gradevole anche qui, anche se la massa di turisti presenta anche soprese negative, i soliti inglesi ubriachi, gli italiani arrapati etc etc…
Ma sono tante anche le coppie, mano nella mano, che guardano, studiano ‘l’abbigliamento’ delle ragazze, visitano i sex shop e gli show.
Il centro della città e la piazza non sono per niente belli, ma il resto della città è incredibilmente bella, con angoli incantevoli.
Ritorniamo in ostello, io mi preparo un panino con pomodori (visto che sono vegetariano e non saprei cosa mangiare con poco), poi doccia e con manuel ritorniamo in centro. Alla fine ci dice che aveva preferito visitare i musei della città.
Passeggiamo tra la folla colorata, sorridente dei turisti.
Quando loro decidono di fermarsi a bere qualche birra, li saluto e ritorno in ostello.
Preferisco non bere, ultimamente sto limitando molto il consumo di alcool. Poi, essendo abituato a bere a Brno, non concepisco lo spendere 5 € per una birra quando ne posso avere una (ottima) ad 1€.

Domenica

La mattina manuel e rodrigo partono per le loro rispettive seguenti mete (berlino e londra), facciamo colazione e ci salutiamo.
Seppur per il poco tempo trascorso insieme la loro compagnia è stata gradevole. Anche la scolaresca italiana in gita in olanda, che pernottava in ostello, lascia la struttura. Questo è viaggiare, gente che va, gente che viene, persone che si conoscono e si salutano in brevissimo tempo. La giornata è bellissima, non accade molto frequentemente questa cosa agli inizi di marzo.
Ritorno in centro, passeggio tra i canali e mi godo i raggi del sole che preannunciano la primavera.
Mi gusto le case galleggianti, la gente che legge il giornale sul terrazzino di casa e chi fa colazione nei tanti graziosi caffè della città.
Gironzolo senza meta, con il cuore leggero di chi non si preoccupa del tempo che trascorre.
La mia visita ad a’dam era stata programmata per un motivo personale, per incontrare un’amica ceca che da qualche mese vive lì.
Una volta arrivato ad a’dam qualcosa dentro di me mi ha suggerito di non incontrarla e quindi mi ritrovo a trascorrere questa soleggiata domenica da solo, in compagnia dei miei pensieri.
Questi giorni di viaggio sono stati trascorsi e programmati diversamente, anche le aspettative erano differenti e questo ha influenzato lo stato d’animo. Di a’dam ho apprezzato la calma e la bellezza, a dispetto della sua fama per gli eccessi e la trasgressione.
Mi sono stupito della gentilezza della gente, quando un uomo ha fermato di colpo la sua bicicletta osservando che stavo cercando qualcosa sulla mappa, per chiedermi ‘do you need any help?’ Episodi che non capitano ovunque. Rientro in ostello, mi preparo un frugale panino e rimango a spasso nella zona, fino a raggiungere le banchine portuali, per poi rientrare.

Lunedi
Sveglia presto, colazione e poi di nuovo zaino in spalla, direzione stazione dei bus eurolines. Ho un biglietto per antwerpen, il nome fiammingo per anversa. Avevo letto un resoconto di viaggio su zingarate che ne parlava benissimo. Invece questa città è stata la meta più triste tra quelle visitate. Prima dell’arrivo del bus conosco una ragazza, piena di bagagli, solite domande di rito e scopro che è italiana, di milano, ha vissuto e lavorato 6 mesi ad a’dam. Ne è innamorata per per qualche motivo deve rientrare in patria.
Giura che tornerà a vivere all’estero. Le auguro in bocca al lupo, salgo sul bus per questo paio d’ore di viaggio.
All’arrivo mi guardo attorno stupito. Dopo la bellezza incantevole di a’dam e quella particolare di brussels, mi ritrovo nella grigia e piatta antwerpen-anversa. Sono quasi tentato di lasciarla subito, vado alla stazione dei treni alla ricerca di info su come raggiungere gent o bruges, ma ho prenotato un ostello (seppur solo via email) e non voglio fare un ‘no-show’. Mi procuro una mappa della città ed arrivo a piedi, quasi 20 minuti a destinazione. Il ‘antwerpen backpackers hostel’ è molto caratteristico, nato riadattando una ex fabbrica di cioccolato, è gestito da una coppia di persone che devono essere simpaticissime, ma per non so quale motivo alla tizia risulto poco simpatico. Lo deduco da 2 fatti:
Il prezzo concordato è di 19€ a notte, tutto incluso, invece me ne richiede 20…Il check out è alle 11, chiedo se posso restare fino alle 12 (tutto pronto, la camera l’avrei lasciata alle 11) e sembra avermi fatto una grandissima concessione lasciandomi stare fino alle 1130…(tra l’altro al mattino i gestori non rimangono nella struttura, le chiavi si lasciano nella cassetta della posta, sono disponibili solo dalle 12 alle 1430 per il check in).
Se a questa sgradevole sensazione di ‘ospite (pagante) sgradito’ aggiungo che i letti a castello hanno reti pessime e rumorose al minimo movimento, che la location è distante quasi 40 minuti a piedi dal centro, oltre alla città che non mi è piaciuta per niente, beh, ecco, direi che a chiunque me lo chiedesse, direi di evitare antwerpen e quest’ostello (che pure ha numerosi feedback positivi).
Detto questo, non mi lascio buttare giù facilmente. Il tempo è ancora buono, un pò più freddo che ad a’dam, mi incammino per il centro che raggiungo una volta superata la stazione, attraverso la via commerciale. Il centro storico ha una bella chiesa con torre ed orologio in oro, qualche bella casetta tipica, ma nel grigiore generale non spiccano nemmeno più di tanto.
Raggiungo la banchina del fiume, schelda, dove c’è una pista pedonale e dove molte persone sono sedute a godersi il pomeriggio.
Rientro in ostello, sono affamato e stanco. Per fortuna trovo diversa compagnia, sembra che gli ospiti preferiscano stare dentro e non visitare la città, incontro un australiano in giro per l’europa, un ragazzo tedesco di origine giapponese molto dinamico, due olandesi che lavorano ad antwerpen durante la settimana, pernottando in ostello invece di fittare un appartamento ed una coppia di inglesi di liverpool dal solito incomprensibile accento irish.
Uno dei ragazzi olandesi mi consiglia di visitare gent e leuven, cittadina universitaria, dove pare esistere la concenrazione di pub e bar più grande d’europa. Per fortuna la sala lounge è ampia, anche la cucina, ognuno si prepara la cena mentre si scambiano chiacchiere.
Le solite tra backpackers. Dove sei stato, da quanto sei in viaggio, dove andrai, cosa è piaciuto, cosa meno, mezzi consigliati per viaggiare, ostelli… Una piccola guida lonely planet vivente. Arriva anche un indiano che è in camera con me.
Dopo mangiato si decide di uscire per bere qualcosa e fare due passi.
Propongo di visitare la zona nord, quella definita più carina, con i locali più ‘cool’ Con una quindicina di minuti a piedi la raggiungiamo, devo dire che anversa è una delle prime città dove la zona attorno la stazione ed i suoi binari è tranquilla e ‘in’.
Questo quartiere è forse quello più bello e prestigioso. Lo consiglio a chi dovesse visitare questa (brutta) città.

Martedi
Faccio colazione insieme al ragazzino tedesco, metà giapponese. Mi racconta dei suoi interessi e delle cose che ha fatto.
Per essere un ragazzino è davvero una persona interessante, si è sempre dato da fare, studia all’università ma lavora anche , ora sta aiutando una ricercatrice a trovare delle specie naturali in via d’estinzione nell’habitat belga. Ha fatto il maestro di sci, lavorato in aeroporto come assistente ai passeggeri giapponesi. Viaggiando si ha la possibilità di conoscere belle persone.
Questa giornata la devo dedicare totalmente alla città e ne sono preoccupato, ma ho una bella mappa per giovani turisti, davvero ben fatta! In mattinata ne approfitto per fare il bucato, visto che i pochi vestiti che ho devono durarmi anche per i restanti 10 giorni.
In una lavanderia self service conosco una simpatica ragazza rumena a cui chiedo aiuto per l’utilizzo delle apparecchiature.
Lei capisce subito che sono italiano e la cosa sembra piacerle…le dico che vorrei andare a timisoara durante questo viaggio (da belgrado) e scopro che lei è proprio di lì.
Riporto i vestiti in ostelo, per stenderli ad asciugare meglio e ritorno nel bel quartiere Zurenborg, per ammirarlo alla luce del sole.
Davvero incantevole lo stile diverso delle case, piccoli castelli, molti con decorazioni art nouveau (che sembra essere nata in belgio e non in francia). Dopo un pranzo in ostello mi rimetto in viaggio, questa volta alla scoperta della zona alternativa di antwerpen, considerata la ‘seattle’ belga, la città della musica (i deus sono di qui), delle subculture giovanili.
Attraverso la zona multiculturale, all’ingresso c’è un arco in stile cinese, ma aldilà di negozioetti e fastfood, non noto niente di caratteristico. Arrivo al parco nord, dove è stato fatto uno dei graffiti più grandi in europa e rimango impressionato da questo.
Il resto del parco è dedicato agl skaters.
Raggiungo poi un edificio vicino il porto dove c’è un esposizione ma si ha anche la possibilità di salire sul tetto per ‘godersi’ il panorama della città, gratuitamente. Fatto tutto questo, rientro in ostello, mi preparo la solita cena con chiacchiera con i restanti ospiti.
Mi rendo conto di quanto noiosi e piatti siano gli indiani, pazzi ed anticonformisti gli australiani, simpatici gli olandesi e via dicendo con questa serie di banali stereotipi. Ah! devo dire che io alla classica domanda ‘where are you from?’ rispondo czech rep.
Non voglio sentir parlare d’italia e d’italiani. Giochiamo a scrables-scarabeo, in inglese chiaramente.
Contro la ragazza inglese ed l’australiano, la mia appena sufficente conoscenza dell’inglese si fa notare.
Chiudo terzo ed ultimo ma con l’onore delle armi, giusto una decina di punti di distacco dalla seconda ed una ventina dal primo.
E’ ora di andare in branda ad ascoltare il ragazzo indiano che se la russa…

Mercoledi
Giorno di partenza, destinazione brussels, di nuovo. Dopo aver pattuito con la proprietaria dell’ostello il mio check out alle 11.30, visto che non ho molto da fare, dopo una veloce colazione, preparo lo zaino e via. Arrivo alla stazione verso le 11, me la guardo e devo dire che è molto bella, disposta su più piani (credo almeno 3), la struttura interna è molto raffinata e ben curata.
Vi consiglio di dare un’occhiata a queste foto.
I treni belgi sono moderni, affidabili e puliti, oltre che cari. Qualcosa che trenitalia sta cercando di fare, con la differenza che in belgio la gente normalmente lavora e percepisce degli stipendi che permettono di pagare per un buon servizio.
Arrivato a brussels, devo aspettare di incontrare Sorya, la ragazza che conobbi la prima sera e che mi ospiterà a casa sua.
L’appuntamento è alle 18. Per fortuna la bella giornata mi permette di sedermi in centro, nella via commerciale e godermi un pò di sole ed il passeggio della gente. Senza ombra di dubbio gli abitanti di brussels sono più piacevoli, da osservare, degli ‘anversiani’.
Trascorro quasi senza accorgermene più di un’ora ad oziare.
Decido poi di rivedere la bella gran place, piena di turisti a naso in sù (perchè ammirano i bei palazzi).
Verso le 17 mi dirigo verso gare du midi, do una veloce occhiata ad uno dei simboli della città, il bimbo che piscia…manneken pis
Si, proprio così, una insignificante statuetta di un bambino che fa zampillare dell’acqua dal suo…chiamatelo come volete…è uno delle ‘attrazioni’ turistiche. Pare ci sia anche una sua ‘omologa’, ma corro il rischio di non vederla. Invece mi tuffo nel vialone che porta alla stazione, pieno di negozi arabi e di pasticcerie. Prendo qualcosa per la ragazza che mi ospiterà.
Alle 18 la incontro, decidiamo di andare subito a casa sua, visto che ho il mio zaino e sarebbe scomodo e stancante portarselo dietro.
Abita nella zona sud, vicino la rinomata saint gilles. Mangiamo qualcosa in un localino arabo, provo per la prima volta nella mia vita i falafel di ceci. Dopo aver mangiato facciamo una passeggiata nel quartiere e poi prendiamo qualcosa da bere nella ‘casa del popolo’.
Un locale molto popolare tra i giovani, immagino ex ritrovo di origine politica.
Provo una birra triplo malto, ma rimango dell’idea (personalissima quindi opinabile) che la birra debba essere qualcosa di più leggero e semplice da bere. Per questo continuo a preferire le birre ceche, pilzner, bionde, fresche, gustose e semplici da buttare giù.
Se voglio ‘stordirmi’ lo faccio con altro, vino o superalcolici.
Chiusa la parentesi alcolica, la serata con sorya continua piacevolmente, parliamo di tanti argomenti, principalmente di libri e musica e devo ammettere che non è semplicissimo trovarsi in compagnia di una persona con cui si sta bene, si hanno tante affinità ed anche un minimo di attrazione fisica, senza poter esternare questa sensazione.
Se fosse stata una persona conosciuta in altri contesti, le avrei fatto sapere il mio stato d’animo, ma considero il couchsurfing un modo alternativo di viaggiare e non un sito per appuntamenti o incontri.

Giovedi
Sveglia al mattino presto, circa le 7.30 Sorya deve andare a lavorare ed io esco con lei.
Ho il bus per charleroi alle 14…quasi 7 ore da spendere in giro per la città (con uno zaino di 10 kg sulle spalle…).
Decido di andare a piedi in centro, girandomi tutta la zona sud della città, passo dal quartiere chic, luise, fino a quello ‘africano’, sporco e degradato, il palazzo reale, il museo della musica, con una bella struttura art novoueu, fino in centro.
Mi dirigo verso p.za s.caterina, dove c’è la sede del ‘use-it‘, la migliore guida turistica per giovani. La raccomando.
Inoltre sono davvero simpatici ed ospitali, mi permettono di riposare, lasciare lo zaino ed usare, gratuitamente, i pc con connesione internet. Mi guardo gli highlights della sfortunata partita del Napoli contro il chelsea… 😦 controllo la posta etc etc
Prima di andare a prendere il bus per l’aeroporto mi fermo in una pasticceria araba per comprare delle crepes salate, che saranno il mio pranzo. Arrivato a charleroi, visto che ho 3 ore di tempo prima del volo per budapest, approfitto del bel tempo e del prato appena fuori l’ingresso della struttura, per sdraiarmi al sole. Sono stanchissimo!
Ormai è una settimana che dormo tra ostelli e divani, alzandomi presto, camminando molto, mangiando irregolarmente.
Alla mia veneranda età qualche contraccolpo è da mettere in budget.
Una volta atterrato a budapest nasce il problema di come raggiungere l’ostello che Spud ha prenotato.
Ah già, devo dirvi che in ungheria incontrerò Spud e che andremo a visitare Belgrado, in Serbia.
Lui parte da praga, in bus.
Altro problema è comprare il biglietto del bus navetta per il centro.
Oggi è festa nazionale in ungheria, l’aeroporto è piccolo, con un piccolissimo negozio di riviste e giornali che sembra non avere il resto per il biglietto che costa 320 fiorini (circa 1€). Gli avevo dato 5000 fiorini, qualcosa come 18€.
Anche l’autista non ha da cambiare, mi spazientisco, non parlano inglese, sono stanco, è sera tardi e non so come raggiungere il centro.
Per fortuna un ragazzo mi cambia la banconota in pezzi da 1000 e prendo il biglietto. Una volta in centro il prossimo problema è localizzare l’ostello. So l’indirizzo ed il nome ma sono senza mappa, ho letto qualche indicazione sul loro sito, vado a caso.
Fortuna vuole che tutte le persone che interpello a)sappiano parlare inglese b)conoscano l’indirizzo e l’ostello.
Ok, posso rilassarmi, lo trovo, è carino, mi tolgo lo zaino dalle spalle, mi faccio una doccia.
Molto meglio. Aspetto Spud nella reception, arriverà verso le 23.
Al suo arrivo dopo le formalità, ci raccontiamo i nostri ultimi giorni e novità, poi decidiamo di andare in centro, anzi, al szimpla.
Il più bel locale che abbia mai visto in vita mia (c’ero già stato altre 3 volte in precedenza).
Prendiamo il mega panino ed una birra e continuiamo a chiacchierare. Domani è il gran giorno!!!!
Direzione Belgrado!

Venerdì
Sveglia al mattino presto, colazione, doccia e qualche ultima informazione sul viaggio verso la Serbia.
A piedi mi dirigo verso la stazione centrale, dove vengo informato che il treno per belgrado parte dall’altra stazione, keleti.
In cammino nuovamente, la città è quasi deserta, in occasione della festività nazionale in molti hanno approfittato per andare fuori a trascorrere il ponte.
Il biglietto per la capitale serba ha un prezzo irrisorio, circa 15€ (qualcosa come 4200 fiorini), bene!
Dopo aver fatto un poco di spesa per il viaggio, salgo sul treno, in compagnia di Spud. Nel nostro scompartimento arriva una ragazza russa, bionda, ed una mora. La russa cerca una presa per il suo laptop e non trovandola ci lascia, non mi rimane che attaccare bottone con la mora 🙂
E’ ungherese, parla poco inglese ma mi tiene compagnia per lunga parte del viaggio in terra magiara. Quando scende, arrivata al suo paese, vorrei andare con lei…ma la Serbia e gli amici mi aspettano! Alla stazione di confine ungherese, kelebia, discutiamo con spud, se fare una pazzia. Visto che il treno si ferma per i controlli per circa 1 ora, tra le due frontiere, pensiamo di scendere dal treno e attraversare il confine a piedi. Chiaramente è impossibile.

a) si tratta di circa 15 km da stazione a stazione
b) si deve essere sottoposti ai controlli dei documenti, il che richiederebbe del tempo
c) non esiste una strada che collega le due stazioni, solo la linea ferroviaria, in mezzo a campi

Ricevo lo stampo sia della frontiera ungherese/europea sia di quella serba, oltre che ad una ‘cazziata’ da parte di una rigida poliziotta che mi intima di sedermi, quando le chiedo se si può scendere a sgranchirsi le gambe, nella lunga attesa.
Una volta in terra serba, il treno procede quasi a passo d’uomo, per percorrere i 180km che ci separano da Belgrado, impieghiamo quasi 4 ore…
Un pò si chiacchiera con le altre viaggiatrici nello scompartimento, sono studentesse spagnole, partite da bratislava, dove sono in erasmus.
Studiano medicina e discutiamo di come sia lo studio ed il lavoro in questa parte d’europa, rispetto alla spagna ed all’occidente.
Confermano una mia teoria, qui (in europa centrale e dell’est), con poche risorse e strutture non all’avanguardia, il lavoro del personale medico è eccezionale, anche grazie all’ottima preparazione scolastica.
Gli ospedali sono austeri, senza molta tecnologia avanzata, ma puliti e funzionali, medici ed infermieri altamente professionali.
Parliamo anche di viaggi e di altro, fino al loro arrivo a novi sad, la seconda città più grande della Serbia.
Ormai manca poco anche per Belgrado, dove mi aspetta un carissimo Amico, A.

Il resto della permanenza a Belgrado non la descriverò, si tratta di qualcosa che in pochi possono capire, sarò quasi sempre in compagnia di persone squisite ma con le quali condivido un interesse che viene ostacolato in ogni modo dai bravi rappresentanti degli stati e della polizia.
Posso solo dire che della Serbia e dei serbi, quando si conoscono, rimane qualcosa dentro il cuore, d’indelebile.
Un popolo ed un paese dipinto sempre in tinte oscure, accusato delle peggiori cose, bombardato dal democratico occidente…(ed ucciso) dai ‘paladini della libertà’, costretto alla fame con l’embargo, spezzettato e defraudato dei suoi territori, come la scellerata e prepotente decisione di inventare uno stato farlocco, il kosovo, per taglieggiarlo e ricattarlo, per imporre la chimera dell’ingresso in europa unita.
I serbi sono fantastici, hanno poco ma quello che hanno lo dividono con i loro ospiti, che sono quasi sacri.
Hanno una voglia matta di divertirsi, stare insieme, anche in maniera esagerata, un forte umorismo e spirito sarcastico.
Un pò come a Napoli, si vive alla giornata, il domani non si sa cosa ci riserva, meglio stare bene oggi, con quello che ho, che sono pronto a dividere con chi mi sta vicino.
Questa vicinanza, almeno caratteriale e mentale con Napoli è forte e molto sentita. I serbi sono sempre additati dagli altri, i loro errori e lati negativi, molto enfatizzati. In generale sono molto orgogliosi ed un popolo di guerrieri, pronti a difendere i valori che hanno, la patria, la chiesa ortodossa, la loro libertà.
Basta leggere la loro storia recente, la costante opposizione al dominio turco, poi quello asburgico (ricordate come iniziò la prima guerra mondiale?), fino alla storia recente, con il sanguinoso smembramento della ex-jugoslavia. I balcani, la Serbia, sono l’epicentro di un esperimento, politico, economico, sociale.

Cos’altro dire su questa terra e questa gente? I serbi sono un popolo quasi perfetto, forte, sviluppatosi con decenni di influenze diverse.
Un mix perfetto tra origini slave, influenza turca-ottomana e greca-mediterranea. Belgrado non è bella, anzi, ha pochi posti da ammirare. Il castello, da dove si può ammirare i fiumi sava e danubio che si uniscono.

Qualche scorcio della città, qualche chiesa e poco altro. Ma quello che colpisce è la vitalità della città, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Proprio le notti, belgradesi, sono famose tra chi ha avuto la fortuna di viverle. Ma il bello è anche come si sta insieme.
Con poco, trascorrendo una serata sulle panchine di un parco a chiacchierare, al castello seduti sulle mura di cinta o in occasioni più importanti, andando a ristorante per lunghi, interminabili e gustosi banchetti affogati da tanto alcool e rakia.

Se si visita la Serbia, se si conoscono i serbi, li si porta nel cuore. Per sempre.

I giorni trascorsi in Serbia sono stati eccezionali, per l’umanità e la calorosa accoglienza dei miei amici.
Purtroppo a rovinare il tutto è arrivato un improvviso raffreddore. Nemmeno febbre, giusto quel raffreddore stupido, che debilita, che non ti fa respirare e riposare la notte e ti rende stanco durante il giorno.
La settimana è stata moooolto intensa e ricca di incontri ed avvenimenti, per cui alla mia partenza, di giovedi sera verso le 22, in treno, ero letteralmente a pezzi. Mi attendevano 8 ore di viaggio, fino a budapest e poi un autobus prenotato dalla capitale magiara a Brno. Il viaggio in treno è stato scomodo e non riposante. In più quando sono stanco o raffreddato, mentre cerco di addormentarmi, ho un respiro profondo e affannoso e spesso emetto dei suoni, che possono essere fastidiosi agli altri, ma anche a me, visto che mi sveglio nel sonno al solo sentirli.
Quindi, viaggio che durava da più di due settimane, l’ultima la quale trascorsa influenzato, scarso riposo, viaggio notturno senza chiudere occhio…non una bella situazione. Arrivo a budapest alle 6 del mattino. Il bus, con posto prenotato prima dell’inizio del viaggio, alle 15.30.
Normalmente mi sarei messo a girovagare e visitare la città, che già conosco e comunque ho uno zaino pesante sulle spalle.
Vado in centro, da keleti, a piedi, fino al fiume. Poca gente in giro.
Mi siedo per riposare su una delle sedie a guardare il fiume. Capisco che mi attendono ore durissime da trascorrere in quelle condizioni. Poi un lampo!
Mi ricordo che la compagnia student agency ha due bus per Brno, uno la mattina presto ed uno all’orario che ho prenotato.
Rimurgino per ricordare l’ora e per capire come arrivare alla fermata, che è dall’altra parte della città, vicino lo stadio del ferencvaros.
In effetti ho in tasca esattamente 300 fiorini, il biglietto della metro costa 320…Ho finito gli €
Ho con me il necessario per trascorrere la giornata, acqua e cibo, ma preferirei tornare subito a casa. Mi rimetto in cammino, verso la stazione più vicina della metro. Non so se correre il rischio di andare a vedere se c’è un autobus di mattina, una volta arrivato lì, sempre facendocela, sarei senza soldi ed in una zona lontana dal centro e senza niente da fare.
Tergiverso un pò, sono quasi le 7.30…potrei chiedere ad un amico che vive a budapest di aiutarmi con gli orari, gli mando un sms con la mia richiesta di info.
Mi avvicino alla fermata della metro, ho in mano i 300 fiorini, la mappa della città, il cellulare per attendere la risposta del mio amico.
Provo a chiedere l’elemosina, quei 20 fiorni che mi permeterebbero di comprare il biglietto.
Non sono abituato ed ho scarso successo con un paio di ragazzi, mi vergogno.
Devo avere una faccia da schifo, stanco, con una voce tenebrosa (per il raffreddore), uno giaccone invernale che stona con la bella temperatura (quando sono partito ad inizio marzo faceva molto più freddo ed aveva anche nevicato in queste zone).
Rimango così per qualche minuto, a guardare le mie mani, il cellulare, la mappa, i 300 fiorini.
Non ho tre mani, chiaramente 🙂
Ad un certo punto, alzo lo sguardo, vedo una giovane signora che mi guarda e sorride, mi chiedo ‘.azzo vuole!?’
Lei si avvicina e mi fa ‘do you need any help?’ Un angelo!
Le dico ‘well…yes, actually I need some coin for the ticket’ mostrandole quanto ho in mano. Lei mi chiede quanto, le dico 20 fiorini, non sono niente in fondo, meno di 10 cents, ma per me moltissimo. Me li da, benedetta donna!
Ora sono le 8 e qualcosa, devo fare in fretta, ricordo sempre meglio che c’è un bus al mattino presto, ma non ho il biglietto, devo arrivare in tempo. Prendo la metro, scendo alla fermata prima di quella giusta, senza rendermene conto, corro, zaino in spalla, giaccone pesante addosso, sudo. Arrivo, non c’è nessuno alla fermata, nessun segnale o cartello (sempre stato così, o sai che sta li o non lo capiresti mai). Sono circa le 8.30 c’è un ragazzo solo, gli chiedo se è li per il bus per la rep ceca, dice di no. Aspetto ancora, ormai sono lì, cos’altro fare?
Verso le 9 arriva una donna con una valigia, le faccio la solita domanda, risponde di si, è li per il bus, partirà alle 9.30
Vittoria! No, aspetta.
Non ho il biglietto, la gente inizia ad arrivare numerosa, quando il bus è li siamo in tanti, chiedo all’hostess se c’è posto libero…
Mi dice di NO! .azzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ed ora?????!!!!!!!!!!!!!
Il bus si riempie, conto la gente, seondo me non siamo in 52, le ripeto la mia richiesta, lei mi dice che il bus raccoglierà altra gente, a Gyor e bratislava, le dico che a me va benissimo viaggiare fino a bratislava, anche perdendo la validità del biglietto in mio possesso, che varrebbe per il viaggio del pomeriggio.
Accetta, mi dice che a bratislava si riempirà e dovrò scendere. Mi sta bene, da bratislava posso prendere un altro bus o treno per Brno.
Il viaggio è comodo, finalmente, non smetterò mai di decantare questa compagnia ceca, la student agency.
Bus confortevoli, accessoriati, servizio di hostess a bordo, televisorini, musica, bevande gratuite, puntualità e prezzi ottimi.
All’arrivo a bratislava, l’hostess mi si avvicina e gentilmente ricorda che devo scendere, ma che se qualcuno non dovesse presentarsi potrei proseguire con loro. Caso rarissimo, chiaramente, ma…Aspetto alla fermata, vedendo la gente salire.
Quando sono saliti tutti, la ragazza mi guarda e sorride, il caso rarissimo si è avverato! Posso risalire, sedermi ed arrivare a Brno nel pomeriggio.
Conclusione perfetta di un viaggio indimenticabile!